Da tutte le parti, sui giornali, si leggono titoli sul fallimento delle 4 banche: Banca Marche, Banca Etruria, CariFe e CariChieti. Vengono i brividi a pensare che persone, non sicuramente facoltose, abbiano perso tutti i loro risparmi, per unairresponsabile vendita di prodotti finanziarinon idonei e non sufficientemente controllati dalle autorità preposte. Gli investitori, ignari, sono stati ingannati senza essere stati informati del pericolo dell'investimento, in caso di fallimento dell'istituto di credito. Bastava solo l'informazione corretta, per limitare i danni.

Le autorità preposte al controllo, conoscendo i dettagli, non dovevano autorizzare la vendita di obbligazioni subordinate di tutte e quattro le banche in discussione.

Precise responsabilità

A questo punto, si può individuare chiaramente la responsabilità primaria che ha causato il disagio economico agli investitori, a cui va anche la precisa responsabilità di porre rimedio al danno causato. Poi si può essere critici o meno col Governo, ma nel caso particolare lo stesso è intervenuto in modo tempestivo per tutelare il posto di lavoro di 770 sportelli bancari con circa 6000 lavoratori, oltre a migliaia di correntisti e possessori di obbligazioni ordinarie ed altri titoli riconosciuti, al di fuori di azioni e obbligazioni subordinate delle stesse 4 banche.

L'intervento del Governo è stato quindi opportuno e, nella seduta straordinaria di domenica 22 novembre del Consiglio dei Ministri, ha approvato il Decreto salva-banche.

Normativa europea

Il tutto è stato impostato senza l'aiuto della finanza pubblica, nel rispetto delle norme europeeche vietano, in questi casi, gli aiuti governativi. Sono invece obbligati, secondo le stesse norme, a farsi carico del problema, gli azionisti, i possessori di obbligazioni subordinate e depositi superiori a 100000 euro, sotto il controllo diretto del Fondo di Risoluzione, Banca Intesa, Unicredit e UBI, con linea di credito per le spese.

Per il risanamento delle 4 banche, sono state stimati 1,7 miliardi per sanare le perdite, 1,8 miliardi per ricapitalizzare le banche, così risanate, e 140 milioni per operare.

Totale circa 3,6 mld, il tutto sotto il controllo della Banca d'Italia.

Il punto criticabile è nella programmazione dell'importo da risanare. Le autorità competenti, ai 3,6 miliardi avrebbero dovuto aggiungere gli importi necessari, per restituire il tutto agli investitori, che hanno perduto i loro risparmi. Molto facile e poco giusto pensare solo alle proprie sofferenzesenza curarsi di quelle altrui, causate dalle stesse banche. Ad ogni buon conto, quella del risanamento così concepita, è un'operazione impugnabile, perché nelle sofferenze delle banche dovevano essere state considerate anche quelle causate dalle stesse. Alla fine i conti sarebbero tornati ugualmente facendo pagare le nuove azioniqualche centesimo in più.