Uno tsunami di nubi tossiche incombe sul cielo di Sanremo, minacciandone la luminosità riflessa proveniente dalle stelle di prima magnitudine. È così che, in una sorta di cortocircuito musicale, dove il fattore tv ha la sua priorità, il 2016 consegna il Festival di Sanremo all’oscurità più totale. L’eclissi di stelle sarà visibile a partire dal 9 febbraio in diretta tv sulla Rai di Anna Maria Tarantola e, come ovvio che sia, sulla 1^ rete diretta da Giancarlo Leone.

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A celebrare l’inquinamento post talent show ci saranno il vispo conduttore Carlo Conti, gli attori "smuovi ormone" Gabriel Garko e Madalina Ghenea, la brillante comica Virginia Raffaele, e un parterre di ospiti che va da Laura Pausini ad Eros Ramazzotti, da Renato Zero ai cinque Pooh in formazione storica. Questo è quanto annunciato il 12 gennaio al Teatro del Casinò di Sanremo, durante la conferenza stampa di presentazione del "Conti Festival atto II". Ma, indipendentemente dall’appetibilità o meno del contorno, rimane inalterato il retrogusto amaro delle polemiche.

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La critica boccia Carlo Conti

Nell’occhio del ciclone è il cast dei 20 "Big" in gara, fuoriuscito dal cilindro di Carlo Conti. Gino Castaldo di "Repubblica", Marinella Venegoni de "La Stampa", Federico Vacalebre de "Il Mattino", Marco Molendini de "Il Messaggero": sono solo alcuni degli autorevoli giornalisti e critici musicali che hanno scritto parole al vetriolo contro le scelte effettuate dalla direzione artistica del Festival di Sanremo.

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Festival Sanremo

Tutti concordi nel bocciare la proposta pseudo-musicale di Conti, abbondantemente prevista su Blasting News Italia, in quanto sbilanciata oltremodo sulla corsia dei talent show e carente, per conseguenza, di "Big" autentici. Il più drastico è Riccardo Bocca. Su "L'Espresso" online ha suggerito la chiusura definitiva del Festival, poiché viale Mazzini non è che "un luogo succube della propria progressiva modestia e collusione con la prospettiva di teleshow cimiteriali". 

La soluzione di Arisa e l'ipotesi Pausini

In un'intervista sul "Corriere della Sera", Arisa dà la colpa alle case discografiche che "cercano di fare fortuna e basta", proponendo di arginare l’onda d’urto del nulla artistico propinato dai talent con l’affido coatto dei concorrenti a chi li ha seguiti durante lo show.

La soluzione di sicura efficacia contro lo "sfacelo" dell'era De Filippi sarebbe però un’altra: il passaggio di Laura Pausini alla direzione artistica del Festival.

L’artista romagnola, dall’alto della sua competenza e onestà, garantirebbe un’adeguata pulizia e messa in ordine nei cassetti della canzone italiana. Ma Carlo Conti è sotto contratto Rai anche per Sanremo 2017. Pertanto, il Festival high quality sognato da Syria, con Pippo Baudo e Laura Pausini alla conduzione e i grandi ritorni di dive come Alice, Anna Oxa, Mietta e Loredana Bertè, nonché di cantautori come Mauro Ermanno Giovanardi, Niccolò Fabi, Marina Rei e Paola Turci, rimarrà ancora per molto utopico.

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E l’incubo di un "Sanremino" bis firmato Maria De Filippi prende il sopravvento, ancor prima che il sipario sulla nuova edizione si sia aperto.

 

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