Finora, in fatto di misure contro la povertà, si sono registrate una bozza - come un disegno di legge delega - e un proclamo: del primo è evidente che ne è responsabile il Governo, mentre ai proclami ci hanno pensato i 5 Stelle. All’atto pratico non è stato fatto ancora niente, ma l’orizzonte appare meno confuso se, dati alla mano, si fa un'elaborazione delle stime e soprattutto si tiene conto degli obiettivi dichiarati dal Governo da qui a sei mesi per la realizzazione dei decreti attuativi.

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Procediamo con ordine.

Lo scorso 28 gennaio l'Esecutivo, accanto all’attuazione del ddl sul lavoro autonomo, ha approvato anche un disegno di legge delega contenente una serie di misure per contrastare la povertà. Di ieri, 1 febbraio, l’intervista del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, nella quale ha annunciato che "un milione di famiglie riceverà 320 euro al mese", specificando anche gli obblighi ai quali dovranno sottostare i beneficiari come mandare i figli a scuola, oppure accettare un'occupazione.

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Il ministro ha precisato anche che la misura rappresenta "un cambiamento radicale perché nel nostro Paese non c'è mai stato un istituto unico nazionale a carattere universale per sostenere le persone in condizione di povertà".

I numeri, anzitutto

Allo stato attuale delle cose, la sola strada che permette di fare un po' di chiarezza in più sulla questione reddito minimo o di cittadinanza, non può che essere tracciata dai numeri.

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M5S

Al ddl delega del Governo, che data la sua entità non consente di conoscere i dettagli di cui si compone, ed al cospetto di quanto annunciato da Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle: "Il nostro programma verterà sul reddito di cittadinanza comunale", si contrappongono come sempre i numeri.

Le cifre confrontate con gli slogan. Si stima che dovrebbero essere 280 mila le famiglie interessate dal piano annunciato dal Governo: una parte della somma da destinare agli indigenti è stata inserita nella legge di Stabilità e si tratta di 600 milioni che, dunque, dovrebbero essere disponibili già a partire da quest’anno.

Il restante delle risorse che il Governo intende mettere a disposizione si presume che verrà recuperato dal riordino delle prestazioni assistenziali, sebbene i termini ed i tempi di tale riordino siano ancora da definire nel dettaglio. La questione numeri non interessa Di Maio, il quale alla dichiarazione sopra esposta sul reddito di cittadinanza non ha fatto seguire l’indispensabile precisazione relativa a quale fonte - che si presume debba essere corposa - si pensa di voler attingere per adottare una misura sociale così delicata.

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Al Movimento 5 Stelle va riconosciuto il merito di aver reintrodotto la questione reddito di cittadinanza – è invero una battaglia antica, portata avanti negli anni scorsi da ali estreme della sinistra italiana - ma finora i proclami non sono stati accompagnati da constatazioni relative a dati concreti, proprio come ha dimostrato Luigi Di Maio di recente. Al Governo va riconosciuto, invece, il merito di aver finora introdotto alcune misure, rivelatesi per lo più insufficienti – come ad esempio i famosi 80 euro – e di aver quantomeno elaborato un piano di contrasto alla povertà.

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Ma alle bozze, ai proclami ed alle misure inadeguate, in attesa di evoluzioni per le quali sono state gettate delle basi, si oppongono i numeri: 4 milioni di italiani sono sotto la soglia della povertà. I numeri crudeli, anzitutto.

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