Non c’è pace per le vittime italiane di Nāssiriya. Sono passati quasi tredici anni da quel dramma che colpì l’Italia, eppure c’è chi ancora ha parole di odio e di violenza. Questi gesti, che si ripetono nel nostro Paese con allarmante frequenza, dovrebbero farci riflettere. Non vanno sottovalutati, perché se è vero che sono il frutto di idiozia e faziosità, è altrettanto vero che alla base vi è il culto della violenza e di una deliberata volontà di portare un attacco alla vita democratica.

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Il fatto

A Modena lo scorso 5 marzo è comparsa sul muro di un edificio di via San Giovanni del Cantone una vergognosa scritta inneggiante alla strage di Nassirya: “10, 100, 1000 Nassirya”. Uno slogan che piace molto ad una certa politica estremista, a quella che vede nello Stato il nemico da combattere e che non ha rispetto per niente e nessuno. Non solo per chi è morto compiendo il proprio dovere, ma anche per le vedove e gli orfani che quella strage ha generato.

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La strage di Nassiriya

Era il 12 novembre 2003 quando un’autocisterna sfondò le difese della Base italiana Maestrale a Nassiriya, una delle due sedi dell’Operazione “Antica Babilonia”. La missione di pace in Iraq era stata avviata solo qualche mese prima con il coinvolgimento di tremila uomini, 400 dei quali appartenenti all’arma dei Carabinieri. L’autocisterna esplose all’interno della base con un enorme boato generando un enorme cratere e facendo crollare gran parte dell’edificio principale.

I vetri delle finestre dell’intero complesso esplosero mentre prendevano fuoco sia i mezzi militari presenti nel cortile davanti alla palazzina che il deposito delle munizioni. Fu una strage. Alla fine si contarono ventotto morti, 19 dei quali italiani, quasi tutti carabinieri.

Questi gesti non sono una novità a Modena

Ma l’increscioso incidente occorso nei giorni scorsi a Modena non è l’unico. Era fine estate del 2007 quando comparvero sul muro della chiesa di San Giovanni scritte ingiuriose e gravemente offensive della memoria di Lorenzo D'Auria, giovane militare ucciso in missione in Afghanistan.

Un gesto di grande vigliaccheria lo definì il Sindaco di Modena Giorgio Pighi, a cui fece seguire una denuncia per apologia di delitto e per danneggiamento aggravato. Più recentemente, ad una ventina di Km a nord di Modena sono stati altri due servitori dello Stato ad essere oltraggiati. Ignoti hanno danneggiato con scritte ingiuriose i due murales che nel piazzale della Meridiana a Carpi ricordano i magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e gli uomini della loro scorta.

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Ferma condanna di Fratelli d’Italia

Fratelli d’Italia, all’indomani della comparsa dell’ingiuriosa scritta, ha chiesto a gran voce di cancellare ogni traccia di quell’ abominio censurando così l'ennesimo insulto che questi vigliacchi hanno deciso di rivolgere all’intera comunità.

Se da un lato occorre essere fermi ed isolare questi violenti che mirano a mettere a rischio la civile convivenza, dall’altro spetta alle istituzioni, oltre che ad ognuno di noi, mantenere viva la memoria di chi ha dato ciò che aveva di più prezioso: la propria vita.

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Dimenticarli, o peggio rinnegarli, significa vanificare il loro sacrificio. Ed infatti dei morti di Nassirya non si parla, o se ne parla poco. A loro vengono dedicate piazze e vie col contagocce, quasi dessero fastidio. Manteniamo viva la memoria dei nostri eroi e soprattutto non trasformiamoli in “militi ignoti”.

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