Una sconfitta bruciante quella subita dal Partito Democratico alle ultime elezioni amministrative, acuita tra l’altro dalla disfatta ai ballottaggi di Roma e Torino. Renzi è stato capace, da segretario di partito, di perdere Torino dove il centrosinistra con Piero Fassino aveva governato egregiamente nell’ultimo quinquennio, ma l’ha spuntata a Milano, dove Sala riesce a superare l’ottimo Parisi di un solo punto percentuale.

Quello però che il PD rischia di perdere non sono solo le elezioni, ma anche la possibilità di riformare la Costituzione dove il premier-segretario Matteo Renzi ha puntato praticamente tutto, mettendo in gioco la sua carriera politica. Dopo le ultime amministrative, la sconfitta al referendum di ottobre comincia davvero a prendere una brutta piega per i sostenitori del Sì. Intanto dalla minoranza dem, attraverso la voce del deputato Roberto Speranza, arrivano le prime dure critiche al Premier, dove gli si chiede di scegliere tra l’incarico da segretario e quello da Presidente del Consiglio.

Il Movimento 5 stelle ha ora la sua opportunità dopo i ballottaggi

Oltre ai successi ottenuti in 19 città minori, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, riesce ad imporsi con una vittoria schiacciante a Roma con Virginia Raggi che raggiunge il 67.15%, contro il 32.85% del dem Giachetti. Ma è la vittoria grillina di Torino a portare con se una forte carica politica, dove Piero Fassino viene battuto al ballottaggio da Chiara Appendino, la quale si trovava in svantaggio al primo turno.

Il voto torinese non sarebbe considerato di protesta come quello della capitale. Ora il M5S ha l’opportunità reale di mettere - se davvero capace - in pratica la sua agenda politica. Non basterà più dunque il “tutti a casa” e “siete circondati”: ora si sono caricati, specie a Roma, di grandi responsabilità e non potranno accusare nessun altro, se non loro stessi, di eventuali mancanze nel ruolo di gestori della cosa pubblica, di cui si avvalgono.

Le ultime libertà dialettiche del rampollo Di Maio, il quale ha affermato per l’ennesima volta che “il M5S è l’unica forza politica in grado di mandare a casa il PD”, possono essergli concesse nella giornata odierna, per onorare i giusti festeggiamenti, ma da domani gli elettori chiederanno i fatti e non sarà sufficiente essere “il primo sindaco donna della storia di Roma” per risolvere le annose vicissitudini della città eterna. Con questo, per gli ansiosi del sessismo in politica, si chiude un’altra facile scappatoia.

Il centrodestra può ripartire da Milano

Il centrodestra che vince a Trieste, Savona e Benevento, raggiunge un ottimo risultato anche a Milano ed ora avrà la possibilità di azzerare completamente tutti gli schemi, particolarmente in seguito alla disfatta personale di Matteo Salvini il quale abdica naturalmente dal trono di leader assoluto che da solo si era costruito. L’esempio di Milano, dovrà essere preso in seria considerazione e dovrebbe essere utile per giungere alla conclusione che unito, il centrodestra, è altamente competitivo.

Parisi è un buon nome, ben voluto da tutte le anime del centrodestra le quali oggi raramente riescono a ritrovarsi unite a sostegno di un unico candidato. Potrebbe essere il successore di Silvio Berlusconi, quasi certamente costretto ad allontanarsi gradualmente dalla scena politica attiva per i notori problemi di salute. Forza Italia, o un nuovo partito che ne prenderà il posto, dovrà puntare necessariamente, oltre ai noti attuali dirigenti, sull’apporto di personalità competenti, in prima linea e al tempo stesso nuove agli scenari politici nazionali: giovani sindaci, come ad esempio Andrea Romizi di Perugia; presidenti di provincia, come Domenico Gambacorta di Avellino, senza trascurare il tentativo di ricucire i rapporti con personalità come l’ex ministro Raffaele Fitto.

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