Virginia Raggi, ad un comizio a fine agosto, parlava così al popolo M5S: “Roma deve ancora pagare un miliardo per gli espropri per i Giochi del 1960, i nostri 160 impianti sportivi sono in condizioni disastrose, e parliamo di Olimpiadi?”. Un mese dopo circa, il sindaco di Roma non ha fatto che ribadire quel concetto.

Fra le principali motivazioni a sostegno del no a Roma 2024 c'è stata quella relativa ai debiti che si stanno ancora pagando per le Olimpiadi del 1960. Sull'argomento, il presidente del Coni Malagò ha lamentato "falsità e bugie per populismo" raccontando di avere interpellato "il commissario al debito del Comune": i 2 miliardi (Malagò parlò di 2 e non di 1) rappresenterebbero "il debito commerciale complessivo", di cui gli espropri sono "una minima parte". Minima parte secondo Malagò, massima parte secondo Virginia Raggi. Con il risultato che a far saltare la candidatura olimpica è un numero sul quale non c'è piena chiarezza.

Anche Amburgo e Boston non hanno voluto le Olimpiadi

Roma, in ogni caso, è in buona compagnia. Anche Amburgo ha ritirato la propria candidatura dopo un referendum (novembre 2015, 52% per il no alle olimpiadi) e altrettanto ha fatto Boston, dove tutto è stato fermato quando si è iniziato a parlare davvero di quattrini. Secondo il comitato organizzatore ci sarebbero voluti 4,5 miliardi di dollari, secondo altre valutazioni la cifra sarebbe dovuta essere ben più alta: dai 10 ai 20 miliardi. Londra, del resto, partì con un budget di 2,4 miliardi di sterline e chiuse a 8,9. Amburgo entrò fra le candidate il 15 settembre del 2015, Boston neppure: al suo posto comparve Los Angeles.

Il presidente del Coni, a giochi fatti, ha commentato amareggiato che la credibilità internazionale dell’Italia è persa e che non ci sarà un’altra candidatura olimpica per i prossimi vent’anni.

I migliori video del giorno

Nel frattempo, a quanto pare Roma ha già spalmato 20 milioni di euro sulla strada per le olimpiadi del 2024. 

20 milioni, un miliardo, due miliardi

Fra tante cifre, la conclusione è che non ci si vede chiaro. D'altra parte la politica è anche questo, argomentare in un modo quando i motivi sono di altra natura, è anche lo scambio di accuse fra due fronti senza mai riuscire a entrare davvero nel merito del problema, è anche ideologia.

Basti, da questo punto di vista, rileggere le parole del senatore Elio Lannutti (Adusbef) rilanciate sul blog di Beppe Grillo lo scorso 8 settembre: le Olimpiadi sono usate per "ipotecare il futuro dei giovani" e come "potenti armi di distrazione di massa", offrono uno spettacolo che dà "effimeri sollievi a condizioni economiche e sociali delle famiglie" che si appagano con una medaglia finanziando in realtà "i costosi apparati pubblici". 

Fra i molti grigi di tutta questa vicenda, di chiaro c’è una cosa soltanto. Che avrebbe detto no alla candidatura olimpica Virginia Raggi lo ha dichiarato da subito, quando ancora non era sindaco.

Poi i romani hanno votato e scelto lei, che non ha fatto altro che mettere in pratica l'inattaccabile sequenza logica: se prometto, poi mantengo.