'Temo il ritorno della destra estremista!'. Con queste parole l'esponente ed ex-segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, ha sintetizzato il suo pensiero durante l'intervista concessa a Giovanni Floris, il conduttore della trasmissione DiMartedì, su 'La7'.

Parlando dei possibili sviluppi politici, all'indomani dell'esito del referendum costituzionale, e analizzando le conseguenze del voto, si è detto assai preoccupato a causa del prepotente ritorno sulla scena, un po' ovunque nel mondo e anche in Italia, della politica di destra, fatta di populismo, estremismo, divisioni, insofferenza per gli stranieri, violenza, anti-solidarietà e via discorrendo…

Molto probabilmente si riferiva al risultato delle elezioni negli Stati Uniti, con la recente e inaspettata (?) ascesa al trono di Donald Trump, ai rigurgiti estremisti e omofobi che si stanno evidenziando in diversi Paesi europei (ad esempio in Francia), e pure al pericolo scampato per un soffio in Austria, nonché alla situazione ungherese e ai muri divisori che si minaccia di costruire da varie parti.

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Il rischio di una politica autoritaria

In teoria si può concordare con la paura manifestata da Bersani. A patto però che si sia coerenti con se stessi. Perché lo stesso Bersani ha lasciato capire che la strada intrapresa dall'ormai ex-premier Matteo Renzi avrebbe condotto la democrazia alla deriva, ovvero consegnato il Paese a una politica autoritaria.

Attraverso la riforma costituzionale non andata in porto per volontà dei cittadini (riforma alla quale Bersani ha opposto il suo rifiuto, votando No, dopo averla tuttavia approvata in Parlamento…), si sarebbe instaurato un sistema di potere di stampo quanto meno oligarchico, rappresentato da un Governo accentratore che toglie sovranità al Parlamento e quindi ai cittadini.

Lo ha detto chiaro e tondo, Bersani: 'Se un domani arriva uno che gli gira di fare a modo suo… ci rendiamo conto sì o no?'.

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Lo ha affermato, paventando la possibile ipotesi di un signore che si mette in testa di guidare il Paese come gli pare, ossia di fare il dittatore, bypassando le istituzioni democratiche. A chi si riferiva? A Berlusconi? A Salvini? A Grillo? A chi?

Destra e sinistra? Categorie superate

In verità avrebbe dovuto riferirsi a Renzi. Lo ha detto lui stesso che sono state le scelte di Renzi a rischiare di portare l'Italia sull'orlo di una specie di tirannide di natura assolutista, tipica dei regimi di destra (ma non solo!).

Pertanto la destra vera si annida nel suo stesso partito, che però Bersani non ritiene di dover lasciare, pur rappresentandone oggi una minoranza risicata. La destra pericolosa che cita lui ha salvato la democrazia, votando No alla riforma indetta dai Democratici, e noi dovremmo temere questa destra anziché la sinistra del Partito Democratico? C'è qualcosa che non torna… C'è qualcosa che "tocca"!

Il buon Bersani dovrebbe giudicare pericolosi i suoi co-inquilini, più che gli avversari. Se Renzi ha varato quella riforma tanto osteggiata, è perché il premier stesso intendeva fruirne e goderne i vantaggi.

Gli altri, quelli della destra estremista, l'hanno combattuta la riforma medesima. Invece Bersani, a domanda precisa, 'Che cosa si aspetta che Renzi dica durante la riunione della Direzione del Partito'', ha risposto: 'Deve dire che ha sbagliato, che ora ha capito!'. Sì, se mia nonna avesse avuto le ruote…

Stiamo scherzando? La verità è che la distinzione tra destra e sinistra non esiste più, è superata.

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E i pericoli di una deriva anti-democratica si celano dappertutto. Ma non si combattono i pericoli interni alla propria casa, gridando 'Al lupo, al lupo!' in casa degli altri…

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