Caro Di Canio, rifletti

Paoletto ora basta davvero: non erano sufficienti le tue parole dopo la sospensione da Sky per colpa del tatuaggio? Evidentemente hai sentito la necessità di tornare a parlare, a giustificarti di gesti e simboli impressi sul corpo. Ci si chiede: perché? Perché tornare a farsi fare dal giornalista di turno sempre le stesse domande? “Sei fascista?”, e poi immediatamente dopo “Ma le leggi razziali?”. Addirittura, in quest'ultima intervista ti hanno chiesto di Matteotti: e basta! Risposte scontate a domande banali. Le leggi razziali sono state un’infamia, come tu stesso hai avuto modo di osservare in più di un’occasione.

Il problema è che a forza di ripeterlo, questo diventa un concetto banale, noioso e privo di senso. Non solo.

Dal saluto romano ai tatuaggi: le idee di Di Canio

Per renderlo credibile i media ti costringeranno a fare o dire sempre peggio: e così – dopo la condanna sulle leggi razziali – ti chiederanno di levarti con la carta vetrata quelle tre lettere tatuate sull’avambraccio. Ma toglimi una curiosità: pensi che non le conoscevano quelli di Sky le tue idee politiche o cosa ti eri fatto incidere sulla pelle? Forse la voglia di tornare in televisione è tanta e, aggiungerei, anche legittima. Ma perché tornare per l’ennesima volta a chiedere scusa o a specificare le tue idee politiche come un acrobata: “Sono di destra, ma non proprio di destra-destra, più una destra sociale che però non è estrema destra”.

Ma a chi vuoi che gliene importi realmente? Anzi, facendo così rischi di apparire un uomo che rinnega le sue idee oltre che se stesso.

Caro Di Canio, chi si deve pentire non sei tu

Chi si deve vergognare non sei certo tu. Tu sei sempre stato condannato dai media proprio per le tue idee. Non sei mai stato dipinto come una bandiera del tuo popolo, mentre magari, ipoteticamente, su quel popolo portavi avanti interessi finanziari poco trasparenti.

Tu, a differenza di altri giocatori molto amati nella Capitale, non hai mai intrapreso attività immobiliari (legali fino a prova contraria) a braccetto con personaggi risultati al centro dell’indagine di Mafia Capitale, come Luca Odevaine.

O ancora, tu non hai mai prestato la tua immagine per gli spot del Dieci e lotto: proprio il tentare la fortuna con le estrazioni è tra le cause principali di una delle malattie più terribile che affligge gli italiani, come la ludopatia.

È stato il ministero della Salute a far sapere che la ludopatia – che mette in moto un giro d’affari per 88 miliardi di euro – è una vera e propria dipendenza, un disturbo compulsivo che spesso sfocia in forme di depressioni anche gravi, fino a spingere molte persone al suicidio. Nei maschi il disturbo si manifesta nell’età adolescenziale, nelle donne invece dopo i 20 anni. Certo, questo è solo uno dei tanti modi per tentare la fortuna – si pensi ai Gratta e Vinci, ai videopoker ecc. – eppure è uno dei più longevi, su cui si preferisce continuare a investire con campagne pubblicitarie che costano tanti soldini, perché evidentemente molti di più ne entreranno.

Caro Di Canio, tu non ti sei macchiato di questi fatti che mancano di rispetto e calpestano la dignità di italiani e di romani come me e te.

Tu non ti devi vergognare né pentire proprio di nulla. E alla prossima intervista, limitati a parlare di calcio perché ormai le tue idee le conoscono tutti. Ogni altro tentativo ridimensionamento sarebbe solo il peggior autogol dell’attaccante che mi ha fatto vivere momenti irripetibili.