Con le stelle come spettatrici e con uno scenario di non ordinaria bellezza come complice, in una notte di mezza estate, lo scrittore Luciano Armeli Iapichino aveva già incantato la platea con un ardente monologo dedicato all'amore. E, si sa, quando Amore afferra con le sue avvolgenti spire, non lascia scampo e chiede voce a chi sa sublimarne l'essenza. Avvinto, sedotto, innalzato e atterrato, l'autore di "Semantica di un sentimento.

Viaggio nelle terre dell'amore" torna, così, a tracciare seducenti sentieri di parole, partoriti dalle infinite sfumature di quel "fenomeno senza principi, senza tempo né spazio, per cui l’essere umano non detiene le strutture intellettive atte a definirlo".

Polvere di stelle

Nel fluire del tempo, amanti, poeti e scrittori, tentando di sviscerare l’essenza dell’Amore, hanno dato vita a pagine di imperitura bellezza che, simili a turbini suadenti, seguitano a trascinare nelle loro più nascoste pieghe gli adepti del “dio del sentimento”.

Cos’è l’Amore? Luciano Armeli Iapichino non può esimersi dal chiederselo. L’eterna domanda è il punto di partenza del suo appassionato e appassionante viaggio, che si snoda nelle terre dell’indefinibile, lungo i sentieri dell’inesprimibile, oltre le barriere che tentano di incasellare ciò che per natura non può essere incasellato. L’autore vaga nei luoghi dell’anima che non conoscono né confini, né certezze: è un peregrinare senza meta, in cui non c’è spazio per nessuna pianificazione, nessuna briglia, nessuna regola.

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Una sola sicurezza: è un viaggio che nasce da un’esigenza vitale e insopprimibile. L'Amore pretende luce, non accetta di finire nell’abisso dell’oblio, né di essere vittima dell’indifferenza. L’Amore “resiste, avvinghiato alla vita”, “ vuole essere commemorato. Celebrato. Rievocato”. L’autore non può sfuggire al suo ineluttabile richiamo, nutrito da un linguaggio segreto e immortale: si lascia trascinare, affidandosi alla forza della parola, al fascino delle preziosità letterarie, alla potenza delle immagini plastiche e all'eleganza delle similitudini.

Una galassia in cui Luciano Armeli afferra e dissemina polvere di stelle, donandola con generosità al lettore che non sia alla ricerca di facili e ordinarie risposte.

Nell'universo di carta dell'autore trova posto il raffinato “salotto d’avanguardia parigina” creato dalle tele della pittrice Valeria Ingrassia: una cornice in cui si rincorrono e si esaltano vicendevolmente atmosfere seducenti e surreali.

Appunti di viaggio

Immergendosi nel testo, si viaggia intimamente insieme allo scrittore. Ma è un viaggio che interroga, scava, traccia scie in terre recondite, sotto la guida dei “Sentimenti personificati”: Passione, Tormento, Lussuria, Trionfo, Tenerezza...

“Amare, azzardando una provocazione, è mutilarsi”, sostiene lo scrittore: l’Amore, che al principio “corrompe sotto le sembianze di un Venditore dell’unico Senso della Vita”, in un secondo tempo “scarnifica, addolora spaventosamente e lascia denudati di tutto”.

Ad un più intenso bagliore corrispondono tenebre più fitte: ciò vale non solo "per l’amor proprio offeso, tradito, abbandonato” o tormentato, ma anche per quello generoso e ricambiato “quando certi addii non vengono dal cuore, ma scaturiscono dal rannuvolamento del cielo amoroso sull’inflessibile giardino della Ragione”, complici due noti interlocutori, la Gelosia e l’Orgoglio.

Torna in mente un Amore che ha segnato l'immaginario collettivo: la storia a tinte forti tra Gabriele D'Annunzio ed Eleonora Duse.

Nel libro "Più che l'amore", appena pubblicato, la scrittrice Annamaria Andreoli, ne rievoca e analizza i tratti distintivi. "T’ho dato tutto, allora, non ho più niente” - "Fu un taglio. Il core di quel tempo, là, non l’ho più!". Leggendo tali parole, non si può non concordare con Armeli: l'Amore è mutilazione. L'Amore “crea e distrugge. Illumina e spegne”, permeando ogni aspetto dell’esistenza. Oggi come ieri.

Per Armeli, solo una consapevolezza: “raccontare l’esperienza di un viaggio è salvarsi”.

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