Mentre Le Parisienne pubblica una nota dell'intelligence che avverte di una minaccia jihadista e di seggi vulnerabili, questo pomeriggio è scoppiato il panico nella stazione Gare du Nord di Parigi, dove un uomo ha estratto un coltello in mezzo a centinaia di viaggiatori.

Parigi era ancora sotto shock per l'attentato di giovedì 20 aprile agli Champs Elysee dove ha perso la vita l'agente Xavier Jugele in una sparatoria.

Il coltello ha subito fatto scoppiare il caos: la gente è scappata ovunque abbandonando borse e bagagli.

Per fortuna l'uomo è stato immediatamente arrestato senza conseguenze.

Una vigilia delle elezioni quindi, in uno stato di estrema allerta, in una Francia in perenne lutto, silenziosa e sotto assedio.

C'è chi sostiene, come il presidente degli Stati Uniti , Donald Trump, che gli ultimi attentati farebbero guadagnare voti a Marine Le Pen, la candidata del Front National, partito nazionalista che ha più volte chiesto la chiusura delle frontiere.

Tuttavia il primo sondaggio realizzato, dopo la sparatoria di giovedì, vedrebbe Le Pen guadagnare un solo punto, lasciando in testa il giovane, ricco , forse vulnerabile Emmanuel Macron , candidato del movimento da lui fondato En Marche!.

Europeista e moderato, potremmo definirlo il rottamatore d'oltralpe, il quale del nostro originale gode anche il consenso.

Alle calcagna ci sarebbero dopo Le Pen, Fillon e Melenchon.

Il giovane candidato banchiere e appartenente all'elite parigina veste subito i panni del presidente e con toni pacati e voce sommessa tranquillizza gli elettori: "Compito del Presidente della Repubblica è proteggere i francesi, io sono pronto.

Non cedete alla paura".

Sicuramente il profilo di Macron trasmette tranquilltà rispetto invece a Le Pen che appartiene a quelle politiche che negli ultimi anni sfruttano i malumori dei popoli e le paure dei giorni nostri.

Certo è, che se vincesse Le Pen, smentendo ogni sondaggio come accaduto per Donald Trump in America, il mondo diventerebbe sicuramente un condominio un po' più chiassoso dove ogni Stato metterebbe al primo posto se stesso con gli slogan #Americafirst, #Italiafirst, #Francefirst e via dicendo, senza preoccuparsi di cosa potrebbe succedere se, come avvenne in una palazzina di Roma, esplodesse l'appartamento al primo piano sotto di noi.

Provate ad immaginare un tavolo con Erdogan, Le Pen e Trump: sicuramente avrebbe molto su cui lavorare o smetterebbe di esistere la cooperazione internazionale?

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