In verità, arrivati a poche ore dalle elezioni nel Regno Unito, si temeva l'ennesimo attentato a Londra. Ma se Europa e Regno Unito ancora non cedono alla cieca furia del terrorismo islamico, l'ISIS rilancia portando ulteriore paura e disordine nel Medio Oriente, rischiando di compromettere irreversibilmente ogni tentativo di mediazione nella crisi del Golfo.

Paura nella capitale iraniana

Assalto al cuore politico e spirituale dell’Iran. Colpita la capitale Teheran, in particolare il Parlamento e il mausoleo del Grande ayatollah, Ruhollah Khomeini.

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Secondo l’intelligence iraniana si tratta di tre commando jihadisti, uno dei quali è stato tempestivamente neutralizzato prima di riuscire a colpire un terzo obiettivo (non ancora specificato). Nella Repubblica islamica dell’Iran, la tensione è sì scandita dai colpi d’arma da fuoco e dalle esplosioni dei kamikaze, ma non solo. La reazione dei deputati iraniani, in ostaggio, è decisa e immediata; nell’aula del Parlamento echeggia: “morte all’America.

Morte al suo servo, l’Arabia Saudita”. L’attacco rivendicato dall’ISIS, iniziato alle 11, si è concluso nell’arco di quattro ore e il bilancio registra morti e numerosi feriti nella capitale.

I duellanti

Gli eventi di Teheran godono di più interpretazioni, a seconda della chiave di lettura che si preferisce adottare. Potrebbe essere un gesto disperato dei combattenti dello Stato Islamico, che in queste ore vedono la loro “capitale”, al-Raqqa, presa d’assalto dalla coalizione arabo-curda (guidata dall’America).

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Altrimenti, ciò potrebbe essere un tentativo di destabilizzazione dell’Iran architettato ad hoc dalla coalizione americano-saudita, attualmente impegnata in un’escalation diplomatica con il presunto sponsor ufficiale del terrorismo islamico, ossia l’emirato del Qatar (che, nonostante le differenze con l'Iran, non sono mancati esempi di intesa, come il comune sostegno ai Fratelli Musulmani in Egitto). Certo, i fatti possono essere fuorvianti, ma cedere alla tentazione di costruire fantasiose teorie del complotto non serve.

Al di là delle interpretazioni più o meno vere, è innegabile che l’attacco di oggi potrebbe provocare gravi ripercussioni nel “Mexican standoff” (vale a dire, una situazione di stallo dove due o più soggetti si tengono sotto tiro) che vede coinvolte le monarchie affacciate sul Golfo Persico, Qatar e adesso Iran.

Il barbaro e crudele modus operandi dell’ISIS (e dei suoi finanziatori) è sicuramente rivolto alla rottura del precario equilibrio in Medio Oriente, ma è fondamentale mantenere vivo il dialogo e sperare che nessun maldestro duellante prema il grilletto.

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