Accordo raggiunto sul rinnovo del contratto di Fabio Fazio: passa da Rai 3 a Rai 1 per una cifra di 11, 2 milioni di euro complessivi in 4 anni, per condurre 32 prime serate domenicali e 32 seconde serate ogni anno. Un cachet da capogiro, per un compenso annuo di 2,8 milioni di euro, contenuto nella proposta approvata dal Cda Rai, non senza accese discussioni.

Per Fazio, come per Bruno Vespa e qualche altro, non esiste il tetto di 240mila euro, fortunatamente aggirato grazie alla deroga al piano compensi riservata alle "prestazioni di natura artistica", vale a dire quelle, intese dal Cda Rai, come prestazioni legate all'intrattenimento generalista o in grado di "creare o aggiungere valore editoriale".

Sì, perché se il lavoro di un giornalista viene inquadrato in questa cornice, sono parecchi i big della tv pubblica "ripescati" dall'oltraggiosa riduzione dei guadagni. Il caso salva-Fazio (che per l'azienda è anche un salva-palinsesto), ha generato una polemica bipartisan che era facile prevedere, ancor più facile (forse) condividere.

Sul fronte Rai, la proposta sarebbe stata approvata con un aumento (anziché una più comprensibile, o, meglio, "politicamente corretta" riduzione) di 1 milione di euro l'anno, in quanto sussiste la maggiorazione dell'impegno della "star" e per di più sulla rete ammiraglia.

E mentre Fazio, a buon diritto, potrebbe gridare un sonoro "Ciao poveri!", in queste ore si fa più acceso il dibattito sul rinnovo del conduttore in Rai.

64 serate in 365 giorni per 2,8 milioni di euro

Uno schiaffo alla povertà dilagante in Italia, un "fregarsene" altamente di vincoli, tetti, rimodulazioni dei compensi e bilanciamento degli stessi. Il canone Rai lo pagano tutti (o quasi) i cittadini, e bene farebbe l'azienda pubblica a render conto prima a loro che al resto delle grandi "stelle dell'arte" coinvolte nella prossima programmazione autunnale.

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Ci sono altrettanti conduttori talentuosi, là fuori, capaci di tenere testa all'ansia da prestazione su una rete ammiraglia ma, di fatto, invisibili. Eppure costerebbero di gran lunga meno. La Rai punta su Fazio, e quello che ne vien fuori, a poche ore dall'approvazione della proposta di contratto milionaria per il rinnovo della sua presenza, è senza dubbio una conseguenza che qualcuno avrebbe dovuto mettere sul piatto della bilancia.

Polemiche sul compenso di Fazio

Le polemiche erano nell'aria già all'indomani dell'annuncio che Rai avrebbe discusso sulla deroga al piano compensi per le star, i big sui quali l'azienda non avrebbe mai e poi mai l'ultima parola, salvo perderli per strada e doversi rimettere in campo alla ricerca di un'altrettanto "valida" concorrenza alla "grande" caratura delle personalità perdute. Impossibile, per l'azienda pubblica, rinunciare a personaggi dello spettacolo come Fabio Fazio, costi quel che costi, a tutti i costi.

E il prezzo da pagare, effettivamente, non è di poco conto. C'è seriamente da chiedersi quale sia l'attenzione posta sull'analisi qualità-prezzo, ma questa, si sa, è materia di secondaria importanza.

Meglio parlare di cose pratiche, di share, di tv culturale ed educativa, di grandi inchieste giornalistiche fatte da giornalisti inquadrati in contratti "per artisti", di umorismo che, dato il significativo crollo della stabilità del Paese, se non cura almeno allevia le sofferenze degli italiani.

Ma non di tutti, certo non di quelli che si alzano al mattino per un tozzo di pane, e perché no, di quelli che si alzano al mattino con la consapevolezza che il pane, oltre ad averlo sognato la notte prima, dovranno sognarselo anche nella realtà.

Diciamocela tutta: che Fazio vada o rimanga non a tutti importa, men che meno ai troppi italiani che patiscono l'ipertensione fiscale di un sistema malato. Ma che Fazio resti in Rai, e per una cifra così, è questione che dovrebbe interessare e portare quantomeno al confronto, non per un fatto personale, ma perché il caso è paradigma e sintomo di un'assurda tendenza allo spreco.

Fico e Anzaldi contro Cda Rai

Così anche il più violento dei pensieri d'opposizione alla miseria trova uno spiraglio di giustificazione e, al di là dei discorsi meritocratici, a chiedersi come sia possibile guadagnare così tanto per così poco c'è da avvelenarsi il sangue. A sintetizzare chiaramente un sentimento di protesta, legittimo e umano, ci sono le dichiarazioni di Roberto Fico, (M5S), presidente della Commissione Vigilanza Rai, che ha avuto uno degli sfoghi più duri e secondo cui il comportamento di Fazio "è vergognoso": "E' uno scandalo - ha commentato - perché quando si parlava di toccargli lo stipendio, Fazio voleva scappare in un'altra tv. Ma ora che gli aumentano lo stipendio non vuole più scappare". E il riferimento va dritto al direttore generale Rai, Mario Orfeo, che tra i primi espresse il plauso per la deroga al piano compensi per alcune "eccellenze", così che queste avrebbero potuto continuare a lavorare per la tv pubblica in un rapporto osmotico di benefici: i big guadagnano di più rispetto al tetto di 240mila euro, e Mamma Rai si tiene ancorata agli ascolti garantiti, con annessi tutti i valori aggiunti del caso.

Tra le tante voci contro, ci sono poi le parole di Michele Anzaldi, (Pd) segretario in Vigilanza Rai, che ha parlato del rinnovo milionario di Fazio come di un "possibile danno erariale al servizio pubblico", e della scelta del Cda come di un motivo per alimentare "perplessità e indignazione per un'azienda pagata per due terzi dal canone degli italiani". Queste alcune delle parole infuocate nell'esposto inviato al presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone e al procuratore Regione Lazio della Corte dei Conti, Andrea Lupi. La prima, però, sembra aver già precisato di non avere alcuna competenza (quindi nessuna capacità di ingerenza) in materia di stipendi Rai.

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