La mamma italiana è quella figura simbolo della quale si è marchiata la nostra nazione, ufficialmente in positivo. Tutte le volte che nel nostro belpaese parliamo di mamme e non usiamo termini lusinghieri o da martire immolata, si scatenano tutta una serie di cori, le cui voci appartengono alle mamme stesse, che farebbero impallidire Sgarbi in uno dei suoi eccessi idiomatici. Le nostre mamme sono viste come delle wonder woman che sanno coniugare bontà d’animo, dolcezza ed efficienza.

Qualche tempo fa c’era la pubblicità di un’auto della Fiat, in cui un gruppo di mamme italiane si produceva nella danza haka maori, che non ebbe i favori dell’opinione pubblica forse perché quelle donne apparivano come troppo aggressive. Polemiche a non finire e, in effetti, l’auto non ebbe successo, immaginiamo stroncata non solo dalla pubblicità.

Quindi, che la colpisca un asteroide, che danzi come una forsennata, non va bene.

Nell’immaginario collettivo, la Madre dev’essere rappresentata da una specie di angelo asessuato che abbia come unico scopo quello di crescere dei figli. Una Madre che sforna sì pasti pronti e merendine confezionate, ma tutta roba equilibrata e nutriente, perché c’è la carne controllata o più latte e meno cacao. E la coscienza mammesca è salva. Oppure deve calarsi nei panni di un’esperta tuttologa, opportunamente interpellata anche a distanza, che dà consigli su un certo prurito intimo. Sempre presente, altro che passare a miglior vita in modo traumatico.

Ma...

Questa percezione fa decisamente a pugni con le notizie, sempre più numerose di genitrici che le provano tutte spostare i propri figli dalla classe in cui c'è un bambino disabile perché fa rallentare l’apprendimento, non sia mai che non possano tutti diventare geni. O calciatori e ballerine, ma questa è un’altra storia. Non succede solo in Argentina che un bimbo autistico non sia visto di buon occhio [VIDEO], diciamo.

E stride anche parecchio, per dire, con le news di madri che postano centinaia di post e video delle figlie in tenera età che sculettano allegre e mettono il broncetto sexy, altrimenti chiamato espressione con boccuccia a culetto (vogliamo essere carina) di gallina.

Per non parlare di quelle che s’indignano perché cotanti figli sono costretti a condividere l’aria che respirano con dei negri. Negri, di colore, scimmie, insomma, chiamati in tutti i modi tranne neri o africani.

O italiani, come molti ormai dovrebbero essere. Ma anche questa è un’altra storia.

Non ne parliamo se qualcuno si sogna di dire che “il mondo occidentale compra i bambini del terzo mondo, dopo averlo affamato, e la chiama adozione”. Partono spedizioni punitive feisbucchiane di mater misericordiae che rivendicano la loro genitorialità ben distinta dalla pecunia, che pure hanno dovuto sborsare, e addirittura fanno un distinguo tra i loro pargoli abbronzati, per citare l’espressione di qualcuno che credevamo estinto, e quelli scuri di colpe indelebili.

Facciamo le dovute differenze

Molte donne, ancora oggi, impartiscono due tipi di educazione, una per il maschio e una per la femmina. Sono quelle che gettano le basi per le future crocerossine che si caricheranno ogni straccio di uomo viziato e narcisista col quale avranno rapporti assolutamente asimmetrici (mettila tu a posto la cameretta del fratellino, tesoro, lo sai, lui è un maschio e certe cose non le vuole fare). Quindi, tutte cattive madri? No, ma forse non è nemmeno il caso di sentirsi tutte delle madonne integerrime investite da una specie di santità. E un'altra cosa: essere mamma è bellissimo, ma anche non esserlo è ugualmente bello.

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