È di poche ore fa la notizia di un ordigno esploso in un vagone della metropolitana di Londra, alla fermata di Parsons Green. Alcuni testimoni parlano di “una palla di fuoco”, infatti le vittime hanno riportato ustioni al volto e capelli bruciati.

22 i feriti, per fortuna non in modo grave, alcuni calpestati durante il panico dilagato subito dopo l’esplosione di una bomba artigianale, secondo Scotland Yard.

L’Inghilterra non ha pace

Dapprima Theresa May aveva avuto qualche tentennamento nel dichiarare che quello di oggi è l’ennesimo attacco terroristico, salvo poi annunciare che sì, trattasi di un atto riconducibile al terrorismo islamico. Ovviamente, da questo momento in poi, sono fioccati i “non ci intimidiranno”, “non arretreremo”, “non vinceranno”, che ormai siamo abituati a sentire tutte le volte che un camion si slancia sulla folla che passeggia lungo una strada o che esploda un qualche aggeggio in un luogo affollato.

Fatto sta, però, che arginare questa violenza è dura. Non sono più attentati che richiedono un’organizzazione aziendale. Da qualche anno a questa parte, qualsiasi persona si identifichi con l’estremismo islamico, abbia un qualche contatto, anche solo via web, sia pure con l’ultimo uomo della bassa manovalanza dei jihadisti, è un potenziale seminatore di orrore e morte.

Basti riflettere sull’attentato di oggi: poco ingegno nel costruire un ordigno rudimentale, le istruzioni si trovano comodamente in internet con tanto di tutorial passo a passo, e il panico è servito. Spesso, anche la devastazione e la fine di decine di persone. Che ci vuole.

Come poter sconfiggere quest’ondata terroristica che ormai va avanti da anni?

C’è chi sostiene che bisognerebbe riformare la shariah, individuando nel Corano quei passaggi che condannano la violenza e lodano la libera convivenza tra i popoli, le religioni e le culture. Così facendo si neutralizza l’ISIS, spogliandola da qualsiasi mistificazione, e la si fa apparire per quella che è: un’organizzazione criminale.

Qualcun altro dice che bisogna partire dalla scuola per educare i ragazzi al rispetto ed eliminare ogni traccia di terrorismo. In Italia gli studenti stranieri sono ormai uno su dieci e la maggior parte è nato su suolo italiano, ma non ne ha la nazionalità. Una buona scuola, che sia davvero efficiente, è un investimento per la nostra nazione, come per qualsiasi altra.

Far passare leggi che facilitino l’integrazione, è solo un bene per tutti noi.

Tuonare frasi, che ormai suonano insensate anche a chi le pronuncia, sul “non passeranno” per poi, invece, lasciare passare il momento e continuare come nulla fosse fino alla prossima puntata terroristica, non sembra essere un grosso deterrente.

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