il 14 agosto, proprio il giorno prima della massima pausa estiva, il ministro degli esteri Angelino alfano convocò una conferenza stampa per annunciare il prossimo ritorno al Cairo del nuovo ambasciatore, Giampaolo Cantini. Esattamente un mese dopo Cantini arrivava al Cairo, ed in pochi giorni i media egiziani più vicini al governo affermavano che il caso Regeni era da considerarsi chiuso.

La scorta mediatica

Ricorre oggi il secondo appuntamento con la "scorta mediatica", iniziativa lanciata per ricordare con cadenza mensile, in concomitanza con il ritorno dell'ambasciatore italiano al Cairo, il nostro connazionale torturato ed ucciso in Egitto.

Non sarebbe comunque passata inosservata la data, viste le nuove e più clamorose affermazioni di Angelino Alfano.

Riprendendo alcune delle dichiarazioni rilasciate da Abdel Fatah Al Sisi dal palco del "World Youth Forum" di Sharm el Sheikh, Alfano lo ha definito "interlocutore appassionato della verità" e l'Egitto "partner ineludibile per l'Italia". Scordati di colpo tutti i tentativi di depistaggio, i cinque morti egiziani sui quali si è tentato di scaricare le responsabilità dell'omicidio, le difficoltà trovate dai nostri magistrati incaricati delle indagini circa la collaborazione dei colleghi egiziani, le bugie, spesso assurde e volgari, che sono state vomitate sulla memoria del ricercatore e sui suoi genitori, colpevoli solo di essere appassionati difensori della ricerca della verità.

Oltre tutto questo

Nei giorni scorsi abbiamo assistito anche al ritorno della "pista inglese", come se il corpo di Regeni fosse stato ritrovato a Cambridge invece che sul ciglio di una strada fra il Cairo e Alessandria. Questo ha consentito a molti media italiani ed egiziani di riaccendere vecchie polemiche, e ad alcuni politici nostrani di rinsaldare i legami con il presidente egiziano.

Ora, siamo ben consci dell'importanza strategica dell'Egitto, della realpolitik e di come non possano essere trascurati gli interessi italiani, ma tutto questo non può e non deve affievolire la costante ricerca della verità.

Si deve premere sui magistrati egiziani affinché consegnino quanto richiesto, sapere se e come procedono le indagini indipendenti che avrebbero dovuto essere svolte da un incaricato appositamente mandato dal Governo insieme all'ambasciatore Cantini, proseguire con ostinazione la ricerca della verità.

Lo dobbiamo alla memoria di Giulio Regeni, ai suoi genitori, ai tanti egiziani scomparsi o uccisi negli ultimi anni.

Ma soprattutto lo dobbiamo a noi, all'Italia.

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