Erano in cinque, quella sera a Pamplona, durante la festa di San Fermìn. Il branco si è accanito contro una giovane di Madrid di 18 anni, usandole violenza. Ma oggi, dopo 2 anni, per il giudice non c'è stata violenza: la sentenza giunta dal tribunale parla di "abuso" e in qualche modo assolve gli stupratori dal loro gioco perverso. Le condanne a nove anni invece dei 20 chiesti dall’accusa sono state accolte dalle proteste delle decine di femministe che si erano riunite davanti alla sede del tribunale di Navarra, al grido di 'Non è abuso, è stupro, vergogna!'.

Il perfetto burattinaio

A sottolineare questa natura violenta, si aggiunge il fatto che gli accusati sono membri di un gruppo che si fa chiamare “La Manada”, letteralmente “Il Branco”. Ironico, non pensate? Lo stesso Freud definisce la folla proprio come un gregge docile, incapace di vivere senza un padrone. Il pastore di queste pecore, pur conservando la caratteristica del carisma, deve essere un uomo d’azione e non un semplice uomo di pensiero, qualcuno cioè che preferisce scendere in campo piuttosto che perdersi in chiacchiere. Il capo gioca così sul bisogno di appartenenza di ogni essere umano, sul bisogno di creare e mantenere relazioni interpersonali significative, spingendo l’individuo ad annullarsi quasi completamente.

L’intento della folla diventa l’intento del singolo. Escludendo il leader, però, come funziona una folla?

Agnelli travestiti da lupi

Secondo Le Bon, la folla è uno spirito comune, è un momento in cui il singolo si spoglia della sua individualità per lasciare il posto ad un’anima collettiva. Ha inizio così la trasformazione: si rinuncia all’intelligenza personale e si perde completamente il controllo, lasciandosi sopraffare dagli istinti più primitivi, come la violenza. Il problema, però, non è l’appartenenza ad un gruppo sbagliato, ma la pressione verso l’uniformità: uniformità significa essere tutti uguali, essere tutti uguali significa perdere se stessi. Torni ad essere nessuno e, senza accorgertene, sprofondi nell’anonimato.

Protetta da questa “maschera”, la folla agisce senza responsabilità né razionalità dipingendosi come una forza incontrollabile e imprevedibile.

L’attesa sentenza spagnola, che avrebbe dovuto marcare una linea molto chiara, dimostra invece l’esistenza di un grave problema: alcune istituzioni sembrano chiudere un occhio sulla violenza e sulle più squallide azioni dell’uomo. Dopotutto, viviamo in una società che insegna alle donne a difendersi dallo stupro, invece di insegnare agli uomini a non stuprare le donne.