Il numero di persone in difficoltà aumenta in continuazione, nonostante le promesse di intervento nel settore durante i comizi elettorali. Per la Politica, tutta, difendere la parte più debole della società dovrebbe essere 'il valore essenziale': la famiglia dei 'migranti' viene chiamata in causa negli ultimi anni, gli arrivi sono numerosi e l'Italia ha sempre risposto positivamente, da sola, a questa grossa necessità.

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Si tratta di un problema europeo, a cui l'Unione stessa non però ha saputo dare risposte positive. L'Italia è stata lasciata sola, nell'indifferenza di tutti, lo riconoscono gli stessi Stati membri europei. Per molti, non solo nel nostro Paese, è giunto il momento, dopo tanti anni, che l'Europa si faccia carico delle sue responsabilità, regolamentando il fenomeno e suddividendo gli oneri in modo adeguato.

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Il vertice del Consiglio Europeo previsto per il 28 e il 29 giugno sarà un'importante occasione per discutere della Crisi Migratoria che coinvolge tutto il Vecchio Continente, ma da quello che traspare le difficoltà per giungere a qualcosa di condiviso saranno molte.

Il piano europeo per la gestione dei flussi migratori

Non si può ragionare di accoglienza chiudendo i propri confini, come ha fatto la Francia (vedasi la questione di Ventimiglia) e poi pretendere che la stessa accoglienza avvenga attraverso i confini del vicino.

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Politica

Dopo le ultime polemiche 'pare' che l'Europa abbia capito il problema e che si muova per trovare soluzioni. Per la verità si è cominciato a parlarne dal 2000, ma senza alcun risultato o quasi. Molti guardano a questi flussi migratori come una opportunità per l'Europa e per la sua stessa economia: con una preparazione adeguata, i migranti potrebbero essere indispensabili per uno sviluppo ulteriore europeo.

Ma il problema resta come accoglierli e dove.

Il piano della Commissione di Jean Claude Junker prevede un potenziamento della Guardia costiera europea, fino a 10000 addetti, per controllare gli sbarchi fuori dai confini europei. I paesi disponibili a collaborare sarebbero Tunisia, Egitto, Niger e Ciad. Questi ultimi due hanno già dato la loro disponibilità in cambio di forti aiuti economici, con gli altri invece bisogna ancora trattare.

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Aumentando i compensi potrebbe essere interessata la Libia: il governo di Al Serraj ha dato disponibilità al premier Giuseppe Conte per una piattaforma regionale per lo sbarco, sotto bandiera ONU (Unhcr/Oim) ed europea. L'Italia e Francia spingono per la Libia, ma la Germania ha forti dubbi.

Possibile un piano alternativo, ma prima il vertice europeo

In caso di fallimento del piano Junker, si prevede quello austro-danese.

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Il 1° luglio, con la presidenza austriaca dell'UE, cambia lo scenario e i paesi pronti a collaborare per campi di sbarco e gestione delle domande di asilo sarebbero Albania, Serbia, Kossovo e Macedonia, tutti aspiranti a diventare membri dell'Ue. Per l'incontro del 28 e 29 giugno del Consiglio Europeo non si nutrono molte speranze di successo, al massimo secondo la Merkel (per problemi politici interni alla sua coalizione) vi potranno essere accordi bilaterali, trilaterali o multilaterali, ma niente di più. Poche speranze per una soluzione definitiva e il cerino resta in mano ai paesi frontalieri di cui l'Italia è il principale. Si ripete come sempre il copione di 'un nulla di fatto', ma questa volta non potrà bastare.

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