Il termine "democrazia" è troppo spesso abusato, ancor più se si pensa che oggi in pochi saprebbero darne un reale significato. La "democrazia occidentale" rappresentativa come la conosciamo, che è solamente una delle modalità che sono state teorizzate nell'arco della storia, ha spesso mostrato i suoi limiti, al punto da spingere molti a chiedersi se non sia meglio rifondarla completamente con altre caratteristiche. Ma, restando nell'ambito di questo tipo di democrazia, vogliamo domandarci se sia lecito vietare l'attività di un partito, in questo caso il Partito Comunista, continuando a dichiararsi "democratici".


La messa al bando del Partito Comunista e della stessa ideologia marxista rischia di essere messa in pratica in questi giorni in Ucraina, da parte di quello stesso governo che i suoi alleati occidentali continuano a disegnare come "democratico". Le autorità di Kiev, che invece secondo altri sarebbe più giusto definire "fasciste" o almeno "nazionaliste", stanno procedendo ad un disegno di legge in questo senso, come ammesso dallo stesso ministro della giustizia, Pavel Petrenko: "Il divieto dell'attività del Partito Comunista come entità separata non risolve i problemi, perché dopo qualche tempo qualcuno potrebbe registrare un altro partito con un nome diverso", ha dichiarato Petrenko, giustificando quindi la messa al bando non solamente del PCU (Комуністична партія Україниè), ma del marxismo in tutto e per tutto. Già lo scorso anno, del resto, il governo ucraino aveva tentato di sottoporre il caso alla corte suprema, che però ha continuato a rimandare il verdetto senza mai giungere ad una conclusione.


La messa al bando dei partiti comunisti non rappresenta in realtà una novità. Oltre a facili esempi come le dittature nazi-fasciste ed i regimi di destra in generale, questi provvedimenti sono stati presi troppo spesso da stati che hanno continuato e continuano a definirsi "democratici" a tutti gli effetti: la Polonia, la Repubblica Ceca, le repubbliche baltiche, ma anche la Corea del Sud e, in passato, il Vietnam del sud e la Germania Occidentale. Proprio nella Repubblica Federale Tedesca, vi fu una grande polemica quando, nel 1956, fu bandito il KPD (Kommunistische Partei Deutschlands), con un provvedimento che lo considerava "partito antisistema", mettendolo alla pari del partito nazista. L'illegalità del comunismo, però, durò solamente fino al 1968, anno nel quale fu fondato il Deutsche Kommunistische Partei (DKP), forza tutt'ora esistente in Germania, che di fatto fece decadere la legge.


La proposta di legge ucraina attende ora di essere approvata dal parlamento nazionale: a preoccupare, è soprattutto il fatto che a proporla sia stato un ministro secondo il quale "in Ucraina dovrebbe esistere il nazionalismo nella miglior accezione del termine". Intanto noi continuiamo a chiederci se sia lecito usare il termine "democratico" riferendosi a quei Paesi che mettono al bando una forza politica che rappresenta gli interessi di una classe sociale e dunque di una parte della cittadinanza.

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