Il no del Consiglio di Stato alle trascrizioni dei matrimoni omosessualicelebrati all’estero, ha riportato al centro del dibattito politico una questione spinosa. Tra favorevoli e contrari, l’Italia continua a registrare un ritardo palese nei confronti del resto d’Europa. La sentenza dei giudici ha di fatto annullato il piccolo passo in avanti operato dalle altre toghe, quelle del Tar di Roma. Una contraddizione interna che è del resto lo specchio fedele di ciò che sta avvenendo in Parlamento. I partiti di area cattolica moderata, barricati sulle loro posizioni ideologiche, sono impegnati da tempo all’opposizione dei matrimoni omosessuali.

Il ddl Cirinnàche regolamenterebbe le unioni civili (sul quale pure sembrava essere stato trovata un’intesa di massima tra le forze politiche) è rimasto impelagato nella palude di uno scontro incrociato interno allo stesso esecutivo. Il Nuovo Centrodestra, nonostante le aperture su alcuni capitoli, ha più volte ribadito la totale opposizione al riconoscimento giuridico del legame di coppie dello stesso sesso. Toccherà dunque al Partito Democratico decidere se forzare la mano e cercare i voti all’esterno dell’attuale maggioranza.

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