Dal mese di marzo, tre atti terroristici hanno sconvolto i britannici. Il primo è stato al Parlamento di Westminster a Londra e ha lasciato un saldo di cinque morti. La scorsa settimana una bomba è esplosa al concerto di Ariana Grande a Manchester (provocando la morte di 22 persone) e ieri altre sette persone hanno perso la vita sul Ponte di Londra. Tutti gli attentati sembrano firmati dall’organizzazione Stato Islamico.

Così, in Gran Bretagna non si parla di altro. Giovedì 8 giugno ci saranno le elezioni parlamentare in Regno Unito e la sicurezza nazionale è il tema principale del dibattito.

La Brexit sembra una questione irrilevante per il Paese. Theresa May è stata costretta a rivedere il suo programma di governo, con il quale cercava di presentarsi come l’unica opzione valida per i negoziati dell’uscita con l’Unione europea di fronte al leader del Partito Laburista, Jeremy Corbyn.

May e Corbyn hanno due visioni molto diverse su cosa si può fare per sconfiggere il terrorismo islamico. Il premier difende un modello di “mano dura” contro gli estremisti che fanno parte della vita della società britannica. Vuole dare più poteri alla polizia per arrivare a chi organizza attentati e cercherà di chiudere le porte all’immigrazione. Corbyn invece pensa che la partecipazione del Regno Unito nelle guerre in Medio Oriente e al nord dell’Africa hanno provocato questi attentati e vuole ritirare le truppe britanniche.

Inoltre, cercherà di promuovere la conferenza per la pace in Siria e aumenterà il numero di forze di sicurezze nelle strade del Regno Unito.

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