È un Massimo D’Alema in gran forma quello che si lascia intervistare da Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera. Uno dei fondatori di Mdp prima e di Liberi e Uguali adesso, commenta a tutto campo la situazione politica italiana criticando aspramente il Pd a guida Matteo Renzi, ma lasciando aperta la porta a quello che definisce un “dialogo futuro”. L’ex premier parla della sua candidatura in Puglia, critica la legge elettorale, chiude la porta ad un’alleanza elettorale col Pd, se la prende con Renzi e Berlusconi che userebbero le stesse argomentazioni contro il M5S con il quale, comunque, LeU non è intenzionata ad allearsi.

E poi, critica il Jobs Act, la Lega di Salvini, le fake news ai suoi danni, il no alle larghe intese post voto anche se, ammette, il 4 marzo non ci sarà una maggioranza. D’Alema si dice comunque disposto a dare un contributo per un probabile “governo del presidente”. Infine, spazio a un commento sui candidati di LeU e sul leader Pietro Grasso.

Legge elettorale e alleanza con il Pd

Massimo D’Alema rassicura subito i suoi numerosi detrattori, confermando di essere sì candidato alle prossime elezioni politiche, ma in un collegio uninominale, quello del Basso Salento, “considerato perdente”. Niente “posti sicuri” dunque per lui che si definisce semplicemente un “candidato locale” di LeU. Puntualizzato questo, D’Alema parte subito all’attacco parlando di una campagna elettorale resa “devastante” anche dalla legge elettorale Rosatellum che ha “tutti i difetti di un falso maggioritario e di un proporzionale senza libertà di scelta”.

Con l’unico risultato di favorire “confuse ammucchiate”. Sulla mancata alleanza col Pd, l’ex premier conferma che non c’erano le “condizioni politiche e programmatiche” a partire proprio dalla legge elettorale per arrivare, ad esempio, al Jobs Act.

Contro Renzi

Non poteva mancare un giudizio sul rivale di sempre, Matteo Renzi.

D’Alema esclude la possibilità che la scissione a sinistra sia la causa della probabile sconfitta del Pd perché, afferma, “per far perdere Renzi bastava lasciarlo fare da solo”, come dimostrano le sconfitte in serie ottenute nelle ultime tornate elettorali. La fondazione di LeU, dice D’Alema, è solo una “conseguenza” di questo disastro, con lo scopo di “riconquistare un pezzo di elettorato” di sinistra.

‘Creiamo le condizioni per un dialogo futuro’

D’Alema consiglia anche ai renziani di smetterla di attaccare i cugini di sinistra perché, così facendo, ottengono l’unico risultato di “portare voti al M5S”. Come dimostra l’uso, definito “strumentale”, del voto utile in Sicilia dove molti elettori di sinistra non hanno votato il candidato Dem Micari, ma quello pentastellato Cancelleri. Insomma, come dimostrano i casi della legge elettorale o della commissione sulle banche, “il gruppo dirigente Pd colleziona autogol” a causa della “mancanza di saggezza”. Ma D’Alema non vede solo nero nel futuro del centrosinistra e per questo, con un colpo di scena, decide di lanciare un ramoscello di ulivo verso il Nazareno: “Non facciamoci del male, creiamo le condizioni per un dialogo futuro”.

No alle larghe intese

Ragionando sul quadro politico che potrebbe emergere dopo il 4 marzo, Massimo D’Alema critica la posizione delle “tecnocrazie europee” che stanno spingendo per le larghe intese, convinti che Berlusconi sia come la Merkel e il Pd come l’Spd tedesco. Lui considera questa eventualità “un’idea disastrosa e velleitaria”, anche perché Renzi e Berlusconi non avranno i numeri per governare. Detto ciò, D’Alema resta comunque convinto che dalle urne non uscirà alcuna maggioranza e che l’Italia “pagherà un prezzo alto al fallimento del renzismo”, definito “arrogante”. Sarà dunque necessario formare un “governo del presidente”, compito a cui LeU non si sottrarrà.

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