Xenofobia, razzismo, nazi-fascismo 2.0: un’inchiesta della Stampa racconta come lontano dai socials più comuni e più frequentati vi siano luoghi di incontro virtuali dove le opinioni e le tesi riconducibili a quei temi hanno trovato nuova e violenta espressione, “zone d’ombra” nel dibattito pubblico che talvolta rischiano di passare inosservate.

Vkontakte

Una di quelle “zone d’ombra” è la piattaforma “Vkontakte” (Vk), un social network molto comune e frequentato in Russia e in Ucraina - fondato nel 2006 da Pavel Durov, dal 2014, appartiene ad aziende riconducibili ad uomini molto vicini al presidente russo Vladimir Putin, fra i quali Alisher Usmanov, il magnate proprietario della squadra di calcio Arsenal -.

Un social network che funziona anche da palcoscenico per i “neri” italiani: espulsi da Facebook, da Twitter e da Google, è là, infatti, che essi hanno la possibilità di scrivere minacce di morte o insulti razzisti e xenofobi, di postare immagini di coltelli, passamontagna, di richiami bellicisti. Il social funziona anche da “seconda voce” di particolari formazioni politiche neofasciste, come CasaPound. Una “seconda voce” che permette a quelle entità politiche di esprimere opinioni o tesi altrimenti inesprimibili sulle altre piattaforme virtuali più comuni - pena chiusura degli accounts.

E, in effetti, CasaPound risulta avere un nutrito seguito su Vk: curiosamente, gran parte dei suoi posts non sono scritti in italiano, ma in ucraino, e sono tutti incentrati a sostenere la fazione nazionalista in Ucraina. Altri posts, invece, esprimono sostegno e vicinanza alla minoranza serba in Kosovo. Tra le immagini, invece, l’iconografia del fascismo: saluti romani, fasci littori e altri oggetti del Ventennio.

Ma Vk è anche nuova “cassa di risonanza” dell’antisemitismo: là, infatti, esiste un gruppo chiamato “Revisionismo storico”, un gruppo di pochi iscritti, tutti italiani, apertamente negazionista della Shoah.

Gab.ai

Più recente, perché nata e intrecciatasi dal 2016, è invece la rete Gab.ai, la rete statunitense dell’alt-right. Ma anche qui i “neri” italiani trovano nuovo spazio d’espressione: come scrive La Stampa, messaggi apertamente e spregiudicatamente minatori contro alcune personalità politiche "Boldrini, Kienge, [...], Alfano, Renzi, Boschi, Bindi, Fiano, Grasso.

[...] Vanno giustiziati", o molto lesivi della dignità personale "Qui si può tranquillamente dire che la Boldrini è una sguattera di Soros”, sono appunto messaggi riconducibili ad accounts di utenti italiani precedentemente bannati da Twitter. Ma, oltre ad aver concesso una nuova terra ai “patrioti” italiani, Gab è soprattutto la rete di riferimento dell’estrema destra politica anglosassone. È su questo social, infatti, che è riparata Jayda Fransen del partito britannico “Britain First“, autrice di video islamofobi che avevano profondamente irritato il governo di Theresa May - e che hanno spinto Twitter a chiudere il profilo a Fransen e a “Britain First” -.

Ma su Gab ha trovato rifugio anche Nick Griffin, vicepresidente del partito europeo di estrema destra “Alliance for Peace & Freedom” fondato e diretto dall’italiano Roberto Fiore, leader di Forza Nuova. Proprio quel Nick Griffin che, precisa ancora La Stampa, descrive l’essere di un presunto "genocidio bianco" mirante ad una non meglio specificata sostituzione etnica.

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