Cambio alle regole per la concessione della cittadinanza, giudicate 'inutili, razziste e superate', riforme per favorire gli investimenti nel Paese e un taglio del 25% del proprio stipendio. Durante il suo primo discorso sullo stato dell'Unione, tenuto davanti al Senato e all'Assemblea Nazionale, il neo presidente della Liberia George Weah ha elencato alcuni dei punti fondamentali del suo programma di governo. Un programma ambizioso, che punta al rilancio dell'economia e al superamento di alcuni punti controversi sulla concessione della cittadinanza, retaggio della storia del Paese.

Razzismo al contrario

Gli attivisti per i diritti umani definiscono 'razziste' le leggi sulla cittadinanza liberiane, sancite con la Aliens and Nationality Law del 1973, basata sull'articolo V della costituzione del 1847. La legge sancisce infatti che solo le persone di colore possono ottenere lo status di cittadini liberiani. Weah ha annunciato di voler cambiare questo meccanismo, e di voler introdurre la possibilità di avere la doppia cittadinanza, al momento preclusa. Molti liberiani fuggiti dal Paese durante la lunga guerra civile tra il 1989 e il 2003, sono oggi cittadini dei nuovi Paesi di residenza, ma non della loro terra natale.

Il controverso meccanismo della concessione della cittadinanza in Liberia ha anche conseguenze sul piano economico.

Molti non africani presenti nel Paese (in particolare la ricca comunità libanese) portano infatti un contributo importante alle realtà produttive liberiane, senza poter aspirare a nulla di più che a un titolo di 'residenti permanenti'. Per questo quello la cittadinanza è da tempo oggetto di dibattito politico in Liberia.

Sul piano economico, l'ex attaccante del Milan e pallone d'oro nel 1995, ha anche indicato l'obiettivo del superamento del divieto per gli stranieri di possedere beni finanziari, che giudica un ostacolo agli investimenti dall'estero.

Taglio del 25% dello stipendio

Weah ha poi annunciato 'con effetto immediato' un taglio del 25% del proprio stipendio, e ha invitato i parlamentari a fare altrettanto, data la difficile situazione economica del Paese.

Il neo presidente, insediato lo scorso 22 gennaio dopo aver vinto con ampio margine il ballottaggio lo scorso 26 dicembre, ha poi salutato il suo predecessore Ellen Johnson Sirleaf, presente alla cerimonia. Una presenza che, secondo l'attuale presidente, indica che le ferite della guerra civile si sono ricucite. Quello tra madame Sirleaf e Weah è stato il primo passaggio di consegne pacifico tra due presidenti regolarmente eletti dal 1944. Quindi, anche quello che può sembrare semplice galateo istituzionale ha in realtà una forte valenza simbolica di riappacificazione nazionale. george weah è il secondo presidente del Paese (dopo Samuel Doe, in carica dal 1980 al 1990) a non appartenere alla cosiddetta élite 'americana-liberiana', i discendenti degli schiavi di ritorno dagli Stati Uniti che hanno fondato la Repubblica nel 1847.

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