Durante l'ultimo giorno del viaggio di tre giorni di Theresa May in Cina, la premier britannica sembra incassare più apprezzamenti da Pechino che in patria. Nel suo terzo editoriale dedicato alla visita, il Global Times, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, ha infatti lodato l'ospite di Xi Jinping per aver ignorato le pressioni della stampa occidentale, che l'avrebbe "seccata" coi suoi tentativi di spingerla a criticare la Cina sul tema dei diritti umani.

In effetti, durante la conferenza con il primo ministro Li Keqiang di mercoledì scorso, May non ha accennato né ai diritti umani né alla situazione di Hong Kong, due argomenti che aveva promesso di affrontare prima della partenza.

In effetti, secondo quanto riportato dal Guardian, l'unico accenno a questi temi è venuto da Li, che ha spiegato come questi argomenti siano stati parte di una più ampia conversazione riguardante diversi punti, tra cui la difesa della proprietà intellettuale e il commercio tra i due Paesi.

La richiesta di aiuto - ignorata - della ex colonia

Lo scorso 31 gennaio, il giovane leader del movimento per l'indipendenza di Hong Kong, Joshua Wong, si era rivolto direttamente a May dalle colonne del Guardian, chiedendole di tenere fede alla vecchia promessa di John Major per cui l'ex colonia britannica "non avrebbe mai camminato da sola". Wong aveva chiesto all'attuale erede di Major di esporsi contro il recente giro di vite cinese sulla ex colonia britannica che comprende, per esempio, la rimozione di esponenti politici eletti al parlamento "locale" non in linea con le direttive di Beijing.

Se May aveva promesso di affrontare l'argomento, in realtà nei suoi interventi pubblici in terra cinese non si è mai riferita a Hong Kong. Ulteriore motivo di stima per il Global Times, che commenta sprezzante come "avvantaggiarsi delle forze occidentali per sfidare il governo centrale è un'illusione di vecchia data dell'opposizione radicale di Hong Kong".

Un cambio di atteggiamento

La Cina interpreta i discorsi "occidentali" sul rispetto dei diritti umani come inaccettabili tentativi di influenza esterna sulle proprie politiche. L'editoriale del Global Times parla però di un cambio di atteggiamento dei governi europei, che avrebbero compreso come la collaborazione con Pechino sia necessaria.

Dal quotidiano arriva poi un invito ai governi di "guidare" le proprie opinioni pubbliche in questa direzione, quasi a imitare il modello cinese.

"In Europa la crescita di una collaborazione razionale con la Cina è un trend irreversibile - si legge - gli europei devono superare i propri pregiudizi e i sentimenti negativi nei confronti della Cina. Si sentono spesso voci radicali in Europa sulle questioni legate alla Cina, ma non rappresentano le relazioni sino-europee, e andranno a spegnersi gradualmente messe di fronte alle necessità reali. I governi europei hanno una visione sempre più chiara, e dovrebbero guidare le proprie opinioni pubbliche in questo senso".

Il Global Times porta poi a titolo di esempio il presidente francese Emmanuel Macron che, come May, ha evitato di affrontare il tema dei diritti umani nonostante le pressioni dei media, ed elenca alcune iniziative che legheranno sempre più strettamente la Cina e l'Europa, come la "nuova via della seta" o la partecipazione britannica nella Banca Asiatica per le Infrastrutture e gli Investimenti (AIIB).

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