Il partito politico di casapound è stato spesso al centro delle pagine di giornali e dei notiziari per svariati motivi: proteste, scontri, aggressioni, richiami al fascismo e per le ronde notturne che compiono nelle città. Il fulcro nevralgico di Casapound è a Roma in via Napoleone III, in uno stabile demaniale occupato abusivamente in cui sono state fatte entrare delle famiglie che avevano bisogno di un'abitazione.

L'esperienza di queste occupazioni a scopo abitativo ha inizio nel 2003 quando un gruppo di neofascisti appartenenti a Casamontag decide di impossessarsi dello stabile comunale per, almeno in apparenza, dare una casa a chi non poteva permettersela o a chi aspettava un appartamento dal comune.

Questa occupazione a scopo abitativo ha presto svelato il suo vero obiettivo, nascondersi dietro l'emergenza abitativa per fornire una sede al movimento in uno dei palazzi pubblici nel centro di Roma.

A distanza di tanti anni non è mai stato fatto un tentativo di sgombero dello stabile che è abitato da persone di cui non si conosce l'identità in quanto non è mai stato fatto un censimento delle famiglie che occupano lo stabile. In un quadro politico-ideologico in cui Casapound si pone a favore degli sgomberi messi in atto per risolvere l'emergenza abitativa, quando si tratta di immigrati, ancora nessuno ha bussato al civico 8 di Via Napoleone III per chiedere qualunque cosa; chi vive all'interno dello stabile lo fa gratis, senza pagare alcuna spesa per l'occupazione dello stabile e, di fatto, da quel posto partono le iniziative politiche di un partito che ha la sede più grande dell'intero panorama politico romano.

Nonostante il mancato controllo sul numero di famiglie che vi abitano, sono gli stessi militanti che forniscono un quadro più chiaro di quello che avviene all'interno dello stabile. Nel 2013 Simone di Stefano aveva dichiarato di essere residente in via Napoleone III, poi anche la moglie di Gianluca Iannone, esponente di spicco del partito, risulta essere residente in quello stabile.

In realtà una richiesta di sgombero dell'immobile è stata fatta da chi ne detiene la proprietà ma la denuncia fatta è caduta nel vuoto nonostante un sollecito che non è stato trasformato in azione.

Cosa è successo nel frattempo?

La situazione attuale vede lo stabile totalmente in mano al partito di neofascisti, dichiarazione fatta anche da Di Stefano a La7 a Corrado Formigli, senza nessun controllo. I militanti hanno installato delle telecamere, non per la sicurezza di chi ci abita, ma per riprendere eventuali azioni di avversari politici. Dal punto di vista legale non si riesce a capire chi sia il proprietario dello stabile, il Ministero dell'Istruzione si rimpalla le responsabilità con il Demanio e nessuno dei due enti si vuole prendere la responsabilità di compiere lo sgombero.

Nel 2014 il decreto Lupi dispose la necessità di avere un titolo abitativo valido per poter avere le utenze di luce e gas, venne deciso di tagliare le utenze salvo poi riallacciarle senza un preciso motivo. Ad oggi, quindi, non esiste un solo documento che abbia quantificato il danno che l'erario ha da questa occupazione.

Quel che è certo è la concessione di una zona franca, non controllata, nel centro di Roma a spese della fiscalità generale per un movimento che si è dichiarato fascista.

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