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Abbiamo evocato una briscola a chiamata [VIDEO], gioco molto tattico. Ci siamo 'evoluti' passando agli scacchi, prospettando mosse e contromosse che potessero in qualche modo chiarire il gioco delle alleanze [VIDEO]. Alla fine ci ritroviamo con un 'panificatore', un 'picconatore spuntato' ed un showman da avanspettacolo. Il forno, la miniera ed il palcoscenico rispecchiano la #politica italiana in questo convulso 2018: possiamo usare altre figure metaforiche tanto per rendere meno noiosa e scontata questa telenovela all'italiana, la sostanza dallo scorso 4 marzo non è cambiata e, pur facendo esercizio di ottimismo, è difficile ipotizzare che cambi.

L'Italia non ha un #Governo e non lo avrà a breve, forse sarebbe opportuno decidere per l'ennesimo esecutivo transitorio che abbia il compito di traghettare il Paese verso nuove elezioni. Con l'attuale sistema elettorale, però, si rischia nuovamente di sbattere contro un muro. Teorie? Gli analisti politici o presunti tali ci stanno sguazzando, alla fine se ci fosse una maggioranza di governo non avrebbero nulla da dire. Soluzioni pratiche? Nessuna all'orizzonte, l'impressione è che i leader dell'annunciata Terza Repubblica non siano in grado di trovarle.

Di Maio: 'Sto per chiudere uno dei due forni'

Luigi Di Maio non è uno sprovveduto e la scelta di lanciarlo come leader e candidato premier del Movimento 5 Stelle è stata a lungo ponderata dai vertici dello stesso. Era l'unico in grado di navigare nelle acque tempestose della politica, concetto non più bistrattato dai grillini.

Il delfino di Beppe Grillo, in effetti, mostra di saper veleggiare e possiede la forza dei numeri: il suo bacino elettorale è 'puro', il M5S non ha bisogno di condividere meriti ed onori con altre forze politiche. Di Maio ha condotto un'ottima trattativa con la Lega quando sono stati votati i presidenti della Camere, ma era consapevole che per il governo sarebbe stata ben altra e più complicata storia. Da qui la decisione di "aprire due forni" (citiamo le sue parole) con #Matteo Salvini e con il PD. Nel primo caso il pane va mangiato caldo e solo da Salvini, Di Maio non ha intenzione di condividerlo con Silvio Berlusconi e su questo è irremovibile. In effetti, l'alleanza con un leader politico bacchettato e criticato in più riprese finirebbe per creare non poche perplessità alla base degli elettori pentastellati. Salvini però è altrettanto consapevole che, per il momento, non può rompere il fronte del centrodestra. "La Lega resta con Berlusconi? Aspetto ancora un pò, poi chiudo uno dei due forni", ha detto il leader del M5S ad 'Otto e mezzo' in onda su La7.

Salvini: 'L'Italia non è un mercato'

L'ultimatum di Di Maio non è stato certamente gradito da Matteo Salvini che ha subito replicato. "Poco rispettoso paragonare il futuro dell'Italia ad un mercato - ha detto il segretario del Carroccio - e mettere sullo stesso piano la Lega ed il PD denota una certa confusione. Da parte nostra, vogliamo un governo che rispetti il voto degli italiani, dunque centrodestra e M5S. Ma se Di Maio sceglie il pane muffo di Renzi, è libero di farlo".

Lo show di Berlusconi

Salvini parla da leader e candidato premier, ma ciò che abbiamo visto al Quirinale denota ancora una volta l'ombra lunga del Cavaliere, sempre capace con metodi poco ortodossi di conquistare la scena. E dunque abbiamo assistito allo show di Silvio Belusconi, abilmente espressivo nel sottolineare con gesti plateali e frasi mormorate piuttosto eloquenti ogni parola scandita dall'alleato, quasi fosse un discorso sotto dettatura. Quando Salvini ha lasciato il microfono, Berlusconi è salito sul pulpito ed ha concluso la performance con una bordata nei confronti del M5S. Il commento di Luigi Di Maio è stato desolante. "Lo diciamo da quaranta giorni e lo show di Berlusconi ci dà ragione: il centrodestra non esiste ed i suoi tre leader non fanno altro che contraddirsi, anche per una semplice dichiarazione dopo le consultazioni. La verità è che nessun italiano ha votato il centrodestra, gli elettori hanno scelto Salvini, Berlusconi o Giorgia Meloni, non il centrodestra che Salvini continua a propinarci. E Salvini - ha concluso - è stato umiliato da chi gli contava i punti della sua dichiarazione".

PD: spiragli per il dialogo?

Sul fronte del PD è il momento delle riflessioni. Che ci siano diverse correnti di pensiero interne al partito non lo scopriamo oggi, quella che detta la linea è ancora 'renziana' e si riflette nelle parole del 'reggente' Maurizio Martina che definisce la sua forza politica "alternativa a M5S e centrodestra". Gli elettori dello scorso 4 marzo hanno trasformato il PD in una forza d'opposizione, ma la fazione che apre la porta al dialogo sembra cresciuta. Il ministro uscente Carlo Calenda, ad esempio, ha prospettato un governo di transizione che sia disponibile a sedersi con tutte le forze politiche. Secondo Piero Fassino, sarebbe invece il caso di aprire una nuova fase "con il PD protagonista". In tanti sottolineano che sarebbe più semplice un dialogo tra pentastellati e PD senza Matteo Renzi, ma Di Maio non ha assolutamente posto alcun veto alla presenza dell'ex segretario e premier. A conti fatti, al 'panificatore' contestiamo solo una cosa: il suo appello ad un responsabilità che andrebbe condivisa tra tutte le forze politiche ed il chiaro riferimento all'ex partito di governo al quale toccherebbe prendersi la sua fetta di responsabilità. Qui ci troviamo d'accordo con Matteo Renzi, perché dopo una tornata elettorale le maggiori responsabilità sono sul groppone dei partiti vincitori ai quali spetta creare i presupposti per un governo. A meno che non si voglia lasciar intendere agli italiani che mettersi in fila ai seggi sia solo un'inutile perdita di tempo.