La briscola a chiamata semplice è un gioco articolato, con numerose tattiche studiate a tavolino. Lo scopo è quello di mettere insieme due compagni che ancora non sanno di esserlo, sono le carte a decretarne la sorte. Quanto accaduto in parlamento per eleggere le presidenze delle due Camere è molto simile e prima che qualcuno si possa sentire sminuito dall'accostamento, ci teniamo a sottolineare che per giocare bene a briscola a chiamata bisogna essere molto abili.

Non sappiamo ancora chi sia il chiamante, ma è evidente che i mazzieri sono due. Le carte in parlamento le hanno distribuite Luigi Di Maio e Matteo Salvini, gli altri sono soltanto dei comprimari. Alla fine è ciò che le urne hanno decretato: la coalizione di centrodestra è stata la più votata con la Lega a fare da traino, il M5S è il primo partito del Paese. La prima partita l'hanno vinta Di Maio e Salvini, quest'ultimo ha tirato fuori dal cilindro una 'mossa assassina' che ha regalato una notte da incubo al centrodestra, ma che alla fine ha messo Forza Italia al muro dandogli il contentino di piazzare Elisabetta Alberti Casellati alla Presidenza del Senato.

Per quanto riguarda il leader pentastellato, le sue aperture al 'governeremo con chi ci sta' sono ben note. Nel gergo neogrillino si chiamano 'accordi' e non 'alleanze' o 'inciuci'. Ma la prima missione era quella di tenere compatte le forze parlamentari e bisogna dire che ha avuto successo.

Matteo, il kamikaze 'scientifico'

La mossa da kamikaze di Matteo Salvini era sembrata incomprensibile e la prima lettura, alla luce delle durissime dichiarazioni di Silvio Berlusconi, era quella che il segretario del Carroccio intendesse rompere (non esattamente senza colpo ferire) la coalizione più votata dagli italiani ed accordarsi con il M5S: non è un segreto che le due forze politiche, insieme, hanno la maggioranza per governare.

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Politica Matteo Salvini

Salvini è un politico 'di pancia', ma il successo elettorale della Lega lo si deve alla paziente metamorfosi che il leader ha saputo apportare al suo partito, trasformando un movimento secessionista in una forza nazionalista vicina all'ultradestra. Con buona pace di Umberto Bossi e di tutti i leghisti della prima ora, oggi il Carroccio non ha quasi più nulla delle ideologie originali ed il risultato storico alle urne lo si deve all'abilità del suo attuale leader.

Sarà poco politicamente corretto, ma non è certamente così avventato. A conti fatti, la scelta di convergere su Anna Maria Bernini per la presidenza del Senato senza consultare Berlusconi che era sembrata una rottura in piena regola, la vediamo più come l'intenzione di costringere il cavaliere a rinunciare alla candidatura di Paolo Romani sul quale sarebbe inevitabilmente franata qualunque ipotesi di dialogo con i 5 Stelle.

Salvini però non ha forzato ulteriormente la mano e nel confronto con gli alleati ha lasciato che Berlusconi fornisse un nominativo alternativo alla Bernini ed a Romani: la mediazione è andata in porto. La lesione è stata dunque curata sul nascere, Salvini ha tenuto in piedi l'alleanza di centrodestra e l'intesa con il M5S, certamente è stato un kamikaze 'scientifico'. Sul futuro che possa avere il centrodestra italiano è difficile oggi formulare una vera ipotesi: alla fine ci sembra più una 'tregua armata' che una convergenza ritrovata, ammesso che ci sia mai stata una vera convergenza tra Lega e Forza Italia se non per puri scopi elettorali. Per il momento regge, di doman non c'è certezza.

Duello per la premiership

Se l'intesa per gli scranni più alti delle due Camere ha retto, vederla come una prova generale per un'intesa di governo ci sembra alquanto superficiale. "Ne riparleremo più avanti - ha cinguettato Salvini dal suo account Twitter - ma si può ripartire dalla prima coalizione, quella del centrodestra". Gli fa eco Giorgia Meloni che auspica "un governo di centrodestra con un programma di centrodestra". In soldoni, il leader leghista rivendica per sé la premiership e, del resto, se davvero entrasse a Palazzo Chigi un governo di centrodestra, il premier sarebbe il capo la cui forza ha preso più voti all'interno della coalizione. Ma ovviamente, in quanto primo partito, Luigi Di Maio non intende rinunciare alla presidenza del Consiglio. A lanciare il suo leader è il neo-presidente della Camera, Roberto Fico. "Ci manca solo questo tassello, Di Maio è il nostro premier che dovrà applicare il nostro programma". Insomma, il M5S non ha nessuna intenzione di accettare un governo di centrodestra presieduto da Salvini, considerato che ha preso il doppio dei voti della Lega, ma nel gioco delle coalizioni ci sono cinque punti percentuale in più a favore del centrodestra. Il guaio è che nessuno ha comunque la maggioranza per governare e non possiamo certamente considerare quanto accaduto per le presidenze delle Camera una sorta di anticamera per un accordo di governo, tra due leader che scalpitano entrambi per sedere sullo scranno più alto di Palazzo Chigi. Dunque si va allo scontro o si continua la briscola?

Appuntamento dopo le feste di Pasqua

Gli italiani trascorrano pertanto una serena Pasqua, di certo non troveranno un nuovo esecutivo dentro al tradizionale uovo di cioccolato. Non si tratta di ironia, considerato che le consultazioni del presidente della Repubblica inizieranno il 3 aprile, subito dopo le feste: abbiamo la netta impressione che la partita a carte proseguirà, solo che stavolta è doveroso dare a Sergio Mattarella il ruolo di mazziere. Se si dovesse andare incontro, logica dei numeri che non ci sono da nessuna parte, ad un governo del Presidente con un premier di garanzia scelto direttamente dal Capo dello Stato, riteniamo possibile che tanto Di Maio quanto Salvini non rinuncino alla 'responsabilità verso gli italiani' che li hanno votati. Dunque, l'ultima briscola potrebbe non portare allo scontro ed il dialogo esistente tra i due sembra confermarlo: motivo per cui riteniamo possibille una reciproca convergenza su un governo di garanzia o di emergenza, con una squadra che non sarebbe organica ai partiti, ma vedrebbe comunque il sostegno esterno di M5S e Lega. Ma se Di Maio non ha coalizioni da tenere unite, la missione del segretario del Carroccio è certamente più difficile. Ha già dimostrato di essere un abile giocatore, ora deve dimostrare di essere un vero leader al di là del suo partito.

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