Proseguono le consultazioni per la formazione di un nuovo governo con l’incarico esplorativo affidato al presidente della Camera, l’esponente M5S Roberto Fico. La scadenza del tentativo della terza carica dello Stato di mettere d’accordo Pd e M5S è fissata ufficialmente per oggi, 26 aprile. Ma le indiscrezioni dell’ultima ora descrivono il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, orientato a fornirgli più tempo, forse fino a mercoledì prossimo, giorno della Direzione Dem. In questo quadro, sembra farsi sempre più netta la spaccatura all’interno del Nazareno, con i renziani nettamente contrari ad ogni trattativa con il ‘nemico’ pentastellato e tutto il resto del partito pronto a remare in direzione contraria.

E l’ex segretario, Matteo Renzi, secondo quanto riportato da Il Giornale, si sarebbe sfogato con i suoi, parlando di una sorta di ricatto architettato ai suoi danni dai suoi oppositori interni: o governo Pd-M5S, oppure elezioni anticipate.

Renzi contrario al governo Pd-M5S e pronto alle elezioni anticipate

Secondo un lungo retroscena pubblicato questa mattina da Il Giornale e firmato Yoda, ovvero Augusto Minzolini, Matteo Renzi si sentirebbe stretto nell’angolo, non solo dai suoi oppositori all’interno del Pd, ma anche dal presidente Mattarella.

Scrive Minzolini che il segretario dimissionario, il quale però ancora controlla buona parte del partito, si sarebbe reso conto che, quella messa in piedi, è una “trattativa violenta” fatta di “minacce e ultimatum”. Insomma, un modo per metterlo in difficoltà costringendolo a scegliere tra un governo con i grillini e il salto nel buio di nuove elezioni. Ma lui è risoluto a non farsi mettere con le “spalle al muro”. Anzi, si dice pronto a scegliere proprio il “muro” rappresentato dalle urne anticipate piuttosto che piegarsi al ricatto politico.

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Pd Matteo Renzi

‘Io torno in parlamento, Franceschini non so’

La rabbia di Renzi è rivolta soprattutto contro i ‘traditori’ presenti nelle file del Pd, primo tra tutti Dario Franceschini, al quale l’ex segretario riserva una stilettata: “Tanto io in parlamento torno, Franceschini non so”. Lasciando intendere che, anche in caso di nuova sconfitta Dem alle elezioni, la sua poltrona in parlamento sarebbe assicurata, mentre quella del rivale no. Il politico di Rignano è insomma risoluto a non farsi “intimidire” dalla “violenza” utilizzata dagli avversari, risoluti a “fargli male” se non dovesse accettare le loro condizioni.

Lui si descrive come uno disposto a “trattare pure con Belzebù” e afferma di non essere per nulla spaventato dai “metodi” utilizzati contro di lui che definisce da “baby gang”. Mattarella, Martina, Franceschini e Di Maio sono avvisati.

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