Il segretario del Pd, Matteo Renzi, avrebbe confidato ad alcuni fedelissimi che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di dire no al governo M5S-Lega a causa della presenza di Paolo Savona come ministro dell’Economia, avrebbe consultato molte volte Mario Draghi e Ignazio Visco, rispettivamente governatore della Banca Centrale Europea (BCE) e della Banca d’Italia. Secondo il racconto del giornalista de Il Giornale, già parlamentare di Forza Italia, i due banchieri vedrebbero come “fumo negli occhi” il professor Savona.

Le loro pressioni, insomma, unitamente a quelle di Bruxelles e di Berlino, avrebbero costretto Mattarella a prendersi il rischio di tornare tra pochi mesi alle urne favorendo proprio Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Le parole precise di Renzi riferite da Minzolini

Mi dicono che Mattarella in questi giorni ha ascoltato molto Draghi e Visco - scrive tra virgolette questa mattina Minzolini, attribuendo la dichiarazione a Renzi - che vedono Savona come fumo negli occhi”.

Insomma, secondo l’ex direttore del Tg1, anche il segretario del Pd sarebbe stato a conoscenza del fatto che sul nome di Paolo Savona fosse calato il diktat di Bce e Bankitalia, i cosiddetti poteri forti. Insomma, aggiunge Minzolini, è logico che Mattarella non abbia potuto esimersi dal porre il “veto” su Savona, viste le insostenibili pressioni provenienti non solo da Draghi e Visco, ma anche dall’Unione Europea e dal governo tedesco.

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Politica Matteo Renzi

La profezia di D’Alema rischia di avverarsi

A questo proposito, il corsivista del quotidiano berlusconiano ricorda il fuorionda ‘rubato’ a Massimo D’Alema solo pochi giorni fa, in cui l’ex premier confidava al leader del suo partito (LeU) Pietro Grasso il timore che, se Mattarella avesse alzato un muro contro il governo Conte, alle successive elezioni si sarebbe ritrovato a fronteggiare un Salvini forte dell’80% dei voti.

Evidentemente l’inquilino del Colle è stato in qualche modo costretto ad accettare l’enorme rischio di “diventare obiettivo della campagna elettorale” e di essere “sfiduciato dal Paese”. Secondo Minzolini, Mattarella avrebbe fatto bene a non varare il “governo di tecnici” guidato da Carlo Cottarelli, onde evitare il caos istituzionale che si sta verificando, con la relativa minaccia di richiesta di impeachment formulata da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia (all’opposizione del mai nato governo giallo-verde ndr), dai leader del M5S Di Maio e Di Battista e sulla quale Salvini sta meditando, anche se il leader della Lega è consapevole di poter godere i maggiori vantaggi da questa situazione.

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