Si è svolto a Sassari, mercoledì 20 giugno, nella Sala Angioy del Palazzo Sciuti, il convegno intitolato “La Sardegna tra europeisti e sovranisti”, organizzato dalla neoassociazione culturale Giovanni Battista Tuveri. L’evento è stato presentato dall’Avv. Ignazio Manca, civilista sassarese, coordinatore provinciale del movimento “Lega - Salvini”.

L'intervista a Manca

Avvocato, perché ha aderito a questo convegno?

Non è un caso che abbia partecipato.

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Ho aderito anzitutto per il nome dell’associazione, fortemente voluta dall’amico Roberto Seri. Suppongo che tutti sappiate chi era Giovanni Battista Tuveri, nato il 4 agosto 1815 a Furru, odierna Collinas, nome voluto proprio dal Tuveri, che fu un grande esponente del cattolicesimo federalista. Già consigliere provinciale di Cagliari, per due volte venne eletto deputato al Parlamento Subalpino ove si oppose con tenacia alla fusione della Sardegna con i territori piemontesi.

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A livello nazionale, amico di Cattaneo e di Mazzini, sollevò nel 1867 la cosiddetta questione sarda, promuovendo un riscatto dell'Isola e del popolo sardo contro uno Stato giudicato centralista e oppressivo.

Addirittura oppressivo, non le pare un tantino esagerato?

No. E non c’è nulla di nuovo: la storia si ripete. Qualche anno prima, 1849-1852, il Parlamento subalpino era presieduto da Massimo D’Azeglio, politico, patriota, pittore e scrittore.

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Politica

Proprio in quel periodo sedeva sui banchi di quel parlamento un mio antenato, Pietro Pietri, eletto nel Collegio di Ozieri, di cui conservo un ritratto eseguito per l’appunto dal D’Azeglio.

Può indicarci altri sardi famosi eletti in quel parlamento?

Tra gli altri, Pasquale Tola, Antonio Ledà d'Ittiri, Giovanni Battista Pintor, Giorgio Asproni. In tutto furono in 24.

Al di là del richiamo storico, qual è il suo pensiero sulla Politica attuale?

Ho fatto quelle citazioni per sottolineare la grandezza di tali uomini, che hanno studiato, lottato e combattuto per i loro ideali.

Non certo per il potere fine a se stesso. Ben diverso dai “proconsoli” odierni con cui i partiti esercitano il controllo attraverso una esasperata gerarchizzazione, impedendo, di fatto, che i partiti stessi diventino laboratori sociali, cerniere tra le istituzioni e i cittadini. Esiste, evidentemente, una questione morale nei partiti e non necessariamente nei singoli, da sola sufficiente ad allontanare i cittadini.

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In che senso?

Basti pensare alla gestione delle risorse pubbliche con cui si costruisce il circuito clientelare che alimenta il consenso ed il voto di scambio. Questo sistema non solo è nocivo, ma genera la psicologia della sudditanza. Specie nel meridione, Sardegna inclusa. La storia non si cancella, il suo insegnamento ci guida nel vivere il presente e nel costruire il futuro.

Tante volte, in occasioni pubbliche, ha denunciato lo strapotere della sinistra qui a Sassari. Quale alternativa proponete?

Anzitutto andrebbe sottolineato il risveglio politico culturale in una città, ormai da decenni asservita al pensiero unico dell'intellighentia di sinistra, contraddistinta da una sorta di presunzione di superiorità antropologica.

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Forse è anche questo il motivo per cui a Sassari, da sempre culla di fervore culturale e politico, si respirava da tempo un'aria di totale rassegnazione, pari allo stato di degrado che la contraddistingue. Per fortuna il vento sta cambiando velocemente. In giro si respira ed apprezza un'aria nuova, di risveglio culturale e cioè di libertà del pensiero.

Entriamo nel merito del convegno e del cosiddetto 'sovranismo'. Più volte ha accusato di non sentirsi padrone a casa propria, perché?

Abbiamo perso da prima la sovranità economica e successivamente quella politica. In sostanza, non siamo più uno Stato con i suoi confini, la sua storia, la sua cultura e la sua identità. Il frenetico susseguirsi degli ultimi eventi, fino alla recente formazione del nuovo governo, hanno di fatto riportato l'attenzione degli italiani sulla nostra Carta costituzionale, tralasciando il Codice Civile che contempla l’art. 1703, “il mandato” e quindi il rapporto tra mandante e mandatari.

Quale l’attinenza col sovranismo?

Chi ha avuto occasione di ascoltare il mio intervento al Convegno organizzato il 17 marzo scorso da Sassari Libera per l'analisi post voto, con la partecipazione del Prof. Paolo Becchi, conosce già la risposta. Ormai è assodato che nell'Europa imperversi da tempo la Troika composta da FMI, UE e BCE, tutti organi non elettivi che, peraltro, dettano l'agenda ai governi dei singoli paesi. A questo perverso disegno non si è sottratta l'Italia attraverso i mandatari del Nuovo Ordine Mondiale, ben racchiusi nella sinistra ed in particolare nel Partito Democratico: il partito amico dei banchieri, ai cui ordini ha ubbidito supino in cambio dei posti di comando. Come sono lontani i tempi in cui nelle piazze echeggiavano “lotta di classe potere alle masse” o “la terra a chi la lavora”. Come di recente riportato su un quotidiano locale, la bandiera rossa è sempre più scolorita, persino Antonio Gramsci, nipote del fondatore del PCI, che vive in Russia e vota Putin, ha candidamente ammesso che quel comunismo è morto da tempo. La storia dei partiti è mutata al contrario. Gli slogan della sinistra sono oggi divenuti “i vostri risparmi ai banchieri” e “la terra ai migranti”. Per la Sardegna il piano Ganau-Arru contro lo spopolamento delle zone interne prevede l’arrivo di ben 500.000 migranti, cioè quasi un terzo dell’intera popolazione. Giammai affrontare le cause della fuga dei nostri giovani e studiare le dovute soluzioni. La scelta, evidentemente, ricade nella strada più comoda: quella tracciata dal potere finanziario, che alimenta la tratta dei migranti economici: i nuovi schiavi.

Dunque normalizzare attraverso l’impoverimento?

Sì, l'azione finale cui mira il potere finanziario è proprio questa. La normalizzazione attraverso l’impoverimento. In particolare, si vuole impoverire il ceto medio basso, così da ridurne le conquiste sociali ed il potere economico. Si punta alla sopravvivenza del popolo, altrimenti la strada suggerita è una sola: emigrare. Questo è il nazismo del terzo millennio, artatamente camuffato dal pietismo catto-comunista che per anni ha dispensato la storiella “scappano dalle guerre e dalla fame”. C'è un momento in cui l'onestà intellettuale ed il coraggio prevalgono sul linguaggio unico e portano a mutamenti storici come quello appena vissuto con le elezioni politiche e con la formazione del neogoverno. Evidentemente, non sono bastate le immense armi di cui gode il potere finanziario, a cominciare dalla copertura dei media asserviti. La storia recente ammonisce che è finito il tempo in cui i nostri risparmi andavano ad alimentare i forzieri dei banchieri tedeschi e la sovranità nazionale, pezzo dopo pezzo, veniva ceduta all'Unione Europea: la più grande esattoria del capitalismo finanziario.

Può chiarire il pensiero?

Il vento ha cambiato direzione. Gli italiani non hanno più bisogno dell’insegnamento dei mercati per votare nel modo giusto. Se è vero come è vero che i due partiti oggi al governo nel 2011 raggiungevano insieme appena il 10% e oggi sono sopra il 50, evidentemente esiste più di una ragione. Unione Europea e sinistra mondialista hanno entrambe commesso i loro errori, distruggendo quanto di buono era stato fatto ed annientando la classe media: quella dei risparmiatori. Non per nulla gli italiani si hanno messo alle spalle un ventennio perduto, atteso che gli attuali livelli di reddito per abitante furono raggiunti per la prima volta già più di vent’anni fa.

In simile contesto, come si colloca la Sardegna?

La locandina dell’evento è fin troppo eloquente: le fauci spalancate di un grosso squalo stanno per inghiottire lo stivale, le cui fauci, a loro volta, si spalancano per inghiottire la nostra Sardegna. Fuori di metafora siamo una colonia al quadrato, che galleggia come un natante alla deriva: né in Europa, né in Italia. Non vengano allora a tacciarci di populismo o nazionalismo. Piuttosto, Unione Europea e Partito Democratico riflettano sui loro errori e si dimostrino pronti ad un reale cambiamento delle regole e dei trattati.

C'è ancora spazio per l'indipendentismo?

Direi che la risposta dei sardi alle recenti politiche non dà alcuno scampo con appena il 2% raccolto dalla neofita Autodeterminazione, che ha provato a riunire una decina di sigle della galassia indipendentista. Il perché? Suppongo il peccato originale degli indipendentisti, che da sempre guardano a sinistra verso un comunismo ormai morto, mentre la solidarietà nei loro confronti è venuta fin'ora solo dalla Lega. In ogni caso, la sfida di oggi è tra potere finanziario mondialista e sovranisti. Se non bastasse, unico leader nazionale assolutamente favorevole sarebbe Matteo Salvini, come ha dichiarato durante una recente visita in Sardegna a fine dello scorso anno.

Qual’è la sua conclusione?

Come dice Diego Fusaro, "non può esserci democrazia senza sovranità”. Come dice Matteo Salvini, “meglio barbari che schiavi”.

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