Nelle scorse ore BlastingNews ha intervistato in esclusiva il segretario del Partito Comunista della Svizzera italiana, vale a dire Massimiliano Arif Ay, il quale ci ha raccontato molti aneddoti della vita Politica del paese elvetico, spiegando gli obiettivi del proprio partito sul piano economico e sociale e aggiungendo anche alcune opinioni riguardo alla politica italiana. Vediamo cosa ci ha detto.

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'Anche in Svizzera problemi per chi lavora e sostituzione di manodopera: servono nazionalizzazioni'

Arif Ay, quale ruolo ha un partito che si definisce "comunista" in un Paese tradizionalmente ricco come la Svizzera?

"E' vero che la Svizzera resiste meglio alla crisi rispetto ad altri paesi europei, ma anche qui i salari sono fermi, la disoccupazione giovanile cresce, la privatizzazione dei servizi pubblici c'è stata e continua: non manca il divario fra ricchi e poveri.

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Nelle ultime settimane in Canton Ticino abbiamo visto crisi aziendali e licenziamenti di massa. Stiamo soffrendo molto degli accordi bilaterali con l'UE perché la Svizzera di fatto recepisce passivamente le peggiori disposizioni di Bruxelles: ad esempio riguardo alla libera circolazione dei capitali e della manodopera, questo crea dei fenomeni di abbassamento dei salari, con sostituzione di manodopera con lavoratori disposti a lavorare per un salario inferiore.

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Politica

In Svizzera i comunisti esistono fin dagli anni '20 del Novecento, anche se abbiamo subito repressioni e cambi di nome. Fino agli anni '90 c'è stata una schedatura di massa verso tutti i militanti della sinistra da parte della polizia federale. Tuttavia nel 2007 il Partito del Lavoro del Canton Ticino ha deciso di tornare al vecchio nome di Partito Comunista e continuiamo la nostra lotta in un paese chiaramente conservatore ed emblema del capitalismo: ma ciononostante siamo una presenza utile e inserita nel dibattito democratico del Paese".

Può spiegarci qual è il vostro programma economico, specie visto nel fatto che vivete nel "paese delle banche"?

"Intanto precisiamo che la Svizzera non aderisce all'UE né alla NATO, anche se a nostro avviso è troppo collocata nel campo atlantico. Noi vogliamo rompere ogni collaborazione con la NATO e crediamo che il nostro paese si possa sviluppare mantenendo la neutralità e aprendosi a forme di collaborazione con i BRICS.

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Sul piano economico interno, noi comunisti chiaramente riteniamo che i settori strategici dell'economia nazionale andrebbero posti sotto controllo pubblico. La nazionalizzazione della banche non ci scandalizza, anche se in particolare in questi mesi siamo impegnati per la nazionalizzazione della Posta in Svizzera dopo 20 anni dalla liberalizzazione. Per le banche noi proponiamo in modo pragmatico che si crei per ora una holding pubblica che detenga una fetta consistente, seppur non maggioritaria, del pacchetto azionario di tutte le banche private.

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E' un sistema che funziona anche in Cina e permetterebbe di garantire la programmazione pubblica: certi settori non possono essere lasciati all'anarchia del mercato".

'No a guerra fra poveri, ma immigrazione di massa crea problemi sociali: no al buonismo e sì alla cooperazione'

Che cosa pensate invece riguardo all'immigrazione?

"Noi lavoriamo contro la guerra fra poveri. Da un lato riteniamo utile e necessario integrare i lavoratori immigrati nell'organizzazione sindacale, perché l'unità della classe lavoratrice può far avanzare nelle vittorie per tutti. Ma non nascondiamo il fatto che un'immigrazione di massa può creare anche dei problemi sociali. In questo senso la soluzione non è certo il razzismo, ma occorre iniziare a dire che emigrare non è qualcosa di positivo, ma è la conseguenza di qualcosa di negativo nei paesi di origine, dove i paesi occidentali hanno fatto guerre e attuato pratiche di saccheggio neo-coloniale. Noi lavoriamo per la cooperazione: bisogna portare acqua potabile e fabbriche nei paesi poveri, questo sarà un modo per evitare i flussi migratori. Temiamo che a sinistra ci sia troppo "buonismo" per affrontare il tema: quando non si sta attenti al fenomeno migratorio si rischia di favorire la tratta di esseri umani e un clima pericoloso nelle società occidentali. Anche se la soluzione non può essere quella della chiusura totale come fa l'estrema destra europea. Noi in Ticino abbiamo poi il problema dei frontalieri italiani che vengono a lavorare qui ma vivono in Italia: su 350.000 abitanti ci sono 50.000 frontalieri e questo crea la sostituzione di manodopera e l'abbassamento generale dei salari. Come si risolve? Con dei contratti e dei salari minimi che in Svizzera ancora non ci sono".

'Anche in Svizzera la sinistra è frammentata'

Che tipo di radicamento sociale ed elettorale avete in Svizzera?

"I nostri militanti sono prevalentemente giovani e studenti, lavoriamo molto tramite il sindacalismo studentesco. Ma abbiamo anche un presenza elettorale, con una dozzina di consiglieri comunali nel Canton Ticino e nel Grigioni. In alcune realtà abbiamo anche responsabilità di governo. Mediamente otteniamo l'1% dei voti ma grazie al sistema proporzionale riusciamo appunto ad avere alcuni eletti. Attualmente abbiamo un deputato nel Parlamento del Canton Ticino. Le elezioni sono importanti per la visibilità, però per noi è più importante stare sul territorio a contatto con la popolazione".

Anche da voi in Svizzera la sinistra politica è frammentata come in Italia?

"C'è una certa frammentazione, ma noi siamo l'unico partito che si chiama "comunista". Esistono altre formazioni della sinistra di classe. Come il Movimento per il Socialismo, di matrice trotzkista, che sta usando ultimamente un populismo anti-casta che voi in Italia ricondurreste al Movimento 5 Stelle: è una loro scelta tattica per avere visibilità sui media. Poi esiste un Partito Svizzero del Lavoro, che a nostro avviso è ambiguo perché alterna una linea marxista-leninista quasi dogmatica e in altre zone ha posizioni libertarie quasi eurocentriche. Noi invece ci definiamo esplicitamente comunisti e seguiamo il socialismo scientifico come metodo e lo facciamo in modo rispettoso delle tradizioni popolari svizzere, evitando il folklore, facendo proposte politiche non banali ma invece utili alla popolazione. Abbiamo imparato a usare forme di lotta conformi al costume della nostra popolazione".

Avete delle relazioni internazionali con altri partiti?

"Sì, abbiamo relazioni plurali, anche con partiti non comunisti. La priorità oggi per noi è la lotta contro l'Imperialismo e per la liberazione nazionale, quindi per noi adesso non si tratta di avanzare verso il socialismo, ma piuttosto verso un mondo multipolare in cui ogni nazione possa avere indipendenza e sovranità e possa cooperare pacificamente con gli altri. Abbiamo relazioni con varie forze patriottiche e anti-imperialiste, ad esempio con gli sciiti di Hezbollah in Libano, abbiamo incontrato deputati non solo comunisti ma anche cristiani in Siria, in Turchia abbiamo contatto con i kemalisti, in Egitto con i nasseristi. Ci definiamo comunque marxisti-leninisti e abbiamo relazioni con tutti i partiti comunisti che governano nel mondo: Cuba, Laos, Corea del Nord e Cina. Abbiamo inoltre contatti avanzati con il Partito Comunista Italiano e con molte altre forze europee".

'La sinistra italiana punti sulle cose concrete ed esca dal nostalgismo'

Ultima domanda, che giudizio dà sullo stato della sinistra in Italia?

"Noi lavoriamo da diversi anni con la sinistra italiana, in particolare abbiamo avuto relazioni strette con il PdCI di Cossutta e Diliberto. Adesso abbiamo rapporti più diversificati, ma il nostro principale riferimento è il PCI. Mi pare che in Italia la sinistra sia troppo parcellizzata, in particolare fra chi da un lato farebbe qualsiasi accordo pur di entrare in Parlamento e chi invece all'opposto cerca una purezza ideologica inutile e rischia di apparire un elemento di folklore autoreferenziale. Nei giorni scorsi ho partecipato al Congresso nazionale del PCI a Orvieto, apprezzando l'equilibrio della relazione del loro segretario Alboresi e ho fiducia nei loro giovani della FGCI guidata da Della Croce. Invito la sinistra italiana a puntare sulla formazione dei giovani per lasciar perdere le scorie del passato e per ricostruire su nuove basi. Ovviamente non dimenticando il passato del glorioso partito di Gramsci, Togliatti e Berlinguer. Insomma ricordare la storia senza cadere nel nostalgismo: consiglierei loro di puntare su obiettivi concreti che possano essere davvero compresi dalla popolazione, uscendo dall'autoreferenzialità. La sinistra deve tornare a essere utile alla gente, e questo vale per tutto il mondo".

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