Si è dato avvio, con la relazione presso la Commissione Giustizia del Senato, all'iter parlamentare inerente il Disegno di Legge del Senatore leghista Pillon, che prevede numerose modifiche in materia di affido condiviso dei figli minori, dando corpo ad una vera e propria “rivoluzione copernicana” del Diritto di famiglia. Il tema centrale è la bigenitorialità. Ovviamente, l'iter è lungo e tortuoso, ma è già un buon primo passo che sia iniziata la discussione.

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I principi cardine della bozza di legge

Il Disegno di Legge Pillon introduce rilevanti novità all'interno della materia: viene istituito l’Albo professionale dei mediatori familiari, cui possono accedere laureati in materie sociali, psicologiche, giuridiche, mediche o pedagogiche, purchè abilitati all’esito di specifico master o corso specializzante con esame finale. Possono altresì accedere all’albo gli avvocati iscritti al proprio ordine professionale da almeno cinque anni, purchè abbiano trattato almeno dieci nuovi procedimenti in materia di famiglia e minori, per ciascun anno.

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La mediazione familiare, da svolgersi in modalità informali e riservate qualora nel procedimento si coinvolgano anche indirettamente i diritti di figli minori, diventa condizione di procedibilità per adire il Tribunale. Ciò significa che non sarà possibile adire in via diretta l’autorità giurisdizionale, ma ci si dovrà necessariamente affidare all’iter di mediazione. L’accordo che i genitori raggiungono in sede di mediazione familiare, va omologato da parte del Tribunale competente.

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I figli minori hanno diritto di trascorrere tempi paritetici o equipollenti con ciascuno dei genitori, salvi i casi di impossibilità materiale. In ogni caso, va garantita ai figli la permanenza per almeno dodici giorni al mese, compresi i pernotti, presso la madre e presso il padre, salvo casi di comprovato e motivato pregiudizio alla salute psicofisica della prole (episodi di violenza, abusi, trascuratezza, indisponibilità di un genitore o inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore).

Talmente è forte il concetto di “bigenitorialità perfetta” all'interno del Disegno di Legge, che vengono pesantemente sanzionate le iniziative di un genitore volte a richiedere, per ipotesi, un affido esclusivo al Magistrato, senza che tale istanza sia sorretta da vero fondamento: il Tribunale, nei casi in cui la domanda di affido esclusivo risulti manifestamente infondata, valuterà in negativo la condotta del genitore richiedente e lo condannerà ad un risarcimento per lite temeraria.

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I minori hanno diritto a mantenere rapporti significativi con i nonni e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Addirittura i nonni hanno facoltà di intervenire in via diretta nell’eventuale processo che vede i genitori dinanzi al Tribunale, per la regolamentazione degli aspetti educativi, assistenziali ed economici inerenti i figli.

Viene introdotto il concetto rivoluzionario di “mantenimento diretto” della prole, senza corresponsioni di assegni da parte di un genitore, in favore dell’altro.

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L’assegno di mantenimento rimane solo in via assolutamente residuale e nei soli casi in cui si renda strettamente necessario. Peraltro, anche in tali evenienze il Tribunale dovrà indicare quali specifiche iniziative dovranno intraprendere i genitori, al fine di pervenire al mantenimento diretto della prole.

Seppur in forma velata, il Disegno di Legge par introdurre la problematica della sindrome da alienazione genitoriale, tuttora oggetto di accesi dibattiti: è infatti previsto che il Tribunale possa adottare ordini di protezione familiare (addirittura sospendendo la responsabilità genitoriale) nei casi in cui si ravvisa che il figli minore manifesta “rifiuto, alienazione o estraniazione” con riguardo ad uno dei genitori.

Le reazioni rispetto al testo del Disegno di Legge

Il testo del senatore Pillon non ha ottenuto commenti positivi. Si è scagliata contro la riforma la dirigente Taddei della CGIL, che ha evidenziato come la bozza di legge finisca per inasprire le disparità uomo-donna, ancora palesi dal punto di vista retributivo ed economico. E' stata pesantemente contestata anche la procedura di mediazione familiare obbligatoria, che a giudizio della Taddei finirebbe per imporre a donne già vessate da soprusi, violenze e difficili rapporti con il partner, di subire invasivi procedimenti dinanzi a mediatori, che minerebbero ancor più la salute psico-fisica della vittima.

Termini non dissimili ha usato l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace, che si è scagliata contro quella che è stata definita come una riforma "maschilista", "rozza" e "inutilmente populista". Iniziano ad intravvedersi le prime incertezze anche tra le fila grilline, tant’è che già si parla di necessità di modifiche al testo. L’iter del DDL in Commissione e l’eventuale trattazione in aula dirà molto di più sulle reali intenzioni dell’attuale coalizione giallo-verde in tema di riforma del diritto di famiglia.

Chi è il Senatore Pillon

Il Senatore Simone Pillon, avvocato cassazionista, è già molto famoso per i suoi interventi di tipo radicale, contrari alla diffusione della cosiddetta “teoria gender” all’interno delle scuole, presuntivamente tratteggiata dalle cosiddette lobbies gay, sempre stando alle argomentazioni del Senatore. Fiero organizzatore del Family Day, Simone Pillon si è distinto anche per le proprie posizioni contro l’aborto e la progressiva volontà di smantellare l’attuale legislazione in materia, all'interno del nostro ordinamento.

Al di là di posizioni che hanno suscitato clamori mediatici dirompenti, il Disegno di Legge sull'affido condiviso a firma Simone Pillon va valutato nella sua oggettività, verificando le conseguenze che determinerebbero istituti come la mediazione familiare obbligatoria all'interno del contesto sociale italiano. Allo stesso modo, gli attuali interrogativi affidati alla classe Politica ineriscono, da un lato, la verifica circa l'effettività di pari condizioni di reddito tra uomo e donna, dall'altro lato il concetto, esplicitato dallo stesso Pillon in una recente intervista, di non poter "sacrificare" i diritti di un genitore per preservare l'habitat del figlio minore. Così, le parole del Senatore: "Certo, per un figlio è meglio una casa sola con entrambi i genitori. Ma se non è possibile, è meno male alternare le case che perdere un genitore, che alla fine è quasi sempre il padre".

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