Lunedì sera il presidente dell'Argentina Macri ha annunciato una serie di nuove misure straordinarie per combattere la crisi economica che ha colpito il paese sudamericano: in un discorso televisivo, infatti, il presidente ha annunciato che il numero dei ministri sarà completamente dimezzato, cercando di focalizzare con maggiore forza gli sforzi dell'esecutivo nell'affrontare il periodo di crisi, anche se non sono ancora pervenute ulteriori informazioni in merito a quali ministri verranno eliminati e/o accorpati ed in quale modo.

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Ma la misura sicuramente più importante è rappresentata dall'imposizione di una tassa sulle esportazioni che colpirà alcuni dei più importanti prodotti argentini venduti nel mondo, quali granturco, grano e carne. La misura a titolo di tributo viene definita in quattro pesos per ogni dollaro di esportazione, ciò significa che l'importo della tassa subisce una variazione in base al cambio. Il presidente, pur consapevole che è necessario agevolare le esportazioni (e di certo l'imposizione tributaria non aiuta in questo senso, scoraggiandole), chiede alla popolazione argentina la massima comprensione, in quanto l'imposizione proviene da un periodo di massima crisi ed emergenza.

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Il presidente fa marcia indietro sul taglio delle imposte

Tra le primissime misure che aveva intrapreso il presidente Macri, infatti, dopo aver raggiunto l'obiettivo dell'elezione nel 2015, vi fu proprio il taglio delle imposte sulle esportazioni che erano state imposte dal predecessore, Kirchner, che aveva usufruito degli strumenti impositivi tributari e altre forme di controllo sui capitali per conservare il più possibile la parità di cambio tra peso argentino e dollaro statunitense, di conseguenza, mantenendo riserve importantissime di valuta estera con cui rifornire il debito pubblico.

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Politica

Come già annunciato da diversi esperti, il controllo sulle esportazioni si è rivelato necessario anche per la presidenza Macri, dopo che la proposta di innalzamento dei tassi d'interesse da parte dell'istituto bancario centrale non aveva sortito gli effetti auspicati dalle istituzioni.

Tra gli investitori internazionali tali misure non possono che creare un crollo di fiducia nei confronti della capacità del paese sudamericano di ripagare il proprio debito pubblico.

Lo spettro di una nuova bancarotta sembra in agguato, pertanto chi possiede beni in valuta argentina sta cercando di disfarsene, provocando quello che sembra un nuovo crollo del pesos.

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