Nella giornata di ieri, 25 settembre, la Commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture e trasporti, guidato dal ministro M5S Danilo Toninelli, ha reso pubblica la relazione sullo stato del ponte Morandi di genova prima del crollo del 14 agosto scorso. Le prime risultanze dell’ispezione, raccolte dalla Commissione presieduta dall’ingegnere Alfredo Principio Mortellaro, sono agghiaccianti.

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Il rischio crollo del ponte, infatti, sarebbe stato evidente già da diversi anni, ma la società concessionaria, ovvero Autostrade controllata dalla famiglia Benetton, avrebbe colpevolmente sottovalutato ogni segnale di allarme, minimizzando e nascondendo la gravità della situazione del Morandi. Altro fatto gravissimo è la mancata adozione, nonostante la consapevolezza del pericolo, di alcuna “misura precauzionale a tutela dell’utenza”. Conclusioni ispettive che spingono il direttore del Fatto Quotidiano, Marco travaglio, a parlare di utenti del ponte utilizzati come “cavie”.

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Le conclusioni della Commissione ispettiva sul viadotto Morandi

Dunque, secondo quanto riportato nella relazione del Mit, il concessionario della rete autostradale italiana, Autostrade per l’Italia, società a sua volta controllata da Atlantia del Gruppo Benetton, “utilizzava l’utenza, a sua insaputa, come strumento per il monitoraggio dell’opera”. Insomma, pur essendo a conoscenza di una situazione di “accentuato degrado” della struttura genovese, Autostrade non avrebbe reputato necessario provvedere alle necessarie e urgenti opere di manutenzione, non adottando, al contempo, nessuna precauzione per tutelare la sicurezza degli automobilisti.

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Politica

In pratica, i Benetton avrebbero avuto il potere di limitare o bloccare il traffico sul ponte Morandi, ma non lo hanno fatto. Nessuna “valutazione di sicurezza” sarebbe stata eseguita e, addirittura, le notizie note sulla gravità della situazione sarebbero state tenute nascoste di proposito. Solo “misure inappropriate e insufficienti” sarebbero state messe in campo e i Benetton, negli ultimi 20 anni, avrebbero speso solo pochi spiccioli per la manutenzione.

La rabbia di Travaglio contro Benetton e mass media

Una verità drammatica, quella portata alla luce dalla Commissione del Mit, che spinge Marco Travaglio ad accusare la famiglia Benetton, e le loro società, di “dolce far nulla”, nonostante la consapevolezza della "rottura di molti tiranti”. Conclusioni che il direttore del Fatto Quotidiano considera “devastanti”, ma che, accusa, sono state letteralmente stravolte da quella che viene definita con malcelato disprezzo la “grande stampa”.

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Negli ultimi 40 giorni, infatti, tutti i ‘giornaloni’ avrebbero fatto a gara per minimizzare le responsabilità di Autostrade, attaccando il governo M5S-Lega, impossibilitato, secondo loro, a revocare immediatamente la concessione autostradale ai presunti colpevoli per una serie di cavilli burocratici.

'Mani insanguinate'

Tutte scuse secondo Travaglio. I Benetton sono stati descritti a più riprese come un “capro espiatorio”, mentre invece, chiosa Travaglio, le responsabilità di Autostrade sono sotto agli occhi di tutti.

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Per concludere, lasciare la concessione autostradale nelle “mani insanguinate” dei Benetton sarebbe una “scelta immorale”. I vertici di Autostrade dovrebbero, al contrario, “dimettersi in blocco per pudore”.

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