Ogni maggioranza di Governo che si rispetti nella storia italiana degli ultimi decenni ha i propri parlamentari dissidenti: il Governo Prodi II ebbe i senatori "critici" Rossi e Turigliatto, l'ultimo Governo Berlusconi dovette vedersela con la scissione "finiana" di Futuro e Libertà, mentre i due ultimi Governi targati PD hanno visto diverse fuoriuscite da tale partito (possiamo ricordare in tempi in diversi, prima Fassina, poi Civati e infine il gruppo di Bersani e Speranza con MDP).

Ebbene anche il Governo Conte, in carica da ormai oltre sei mesi, da tempo ha i propri senatori "dissidenti" nelle file del Movimento 5 Stelle.

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Paola Nugnes è fra senatori 'critici' del Movimento 5 Stelle

In particolare ad esempio sul Decreto Sicurezza, seppur con sfumature e toni diversi furono in quattro (Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Elena Fattori e Matteo Mantero) a esprimersi negativamente sulla legge voluta da Matteo Salvini. Ma nelle ultime ore una fra essi, la senatrice napoletana Paola Nugnes, ha manifestato esplicitamente la propria insofferenza verso la possibile riforma delle Autonomie locali e più in generale sulla condotta del suo movimento all'interno del Governo, nato dal contratto con la Lega.

Ieri la senatrice Nugnes, peraltro da sempre attiva nelle battaglie ambientaliste contro gli inceneritori ed esperta di energie rinnovabili, politicamente vicina al presidente della Camera Roberto Fico, si è lasciata andare a uno sfogo piuttosto eloquente su Facebook in cui è emersa tutta la sua insofferenza verso gli ultimi sviluppi politici di cui è stato protagonista il suo Movimento.

Nugnes contro l'abolizione del vincolo di mandato e la riforma delle Autonomie

Nelle ore successive poi la senatrice partenopea è stata anche intervistata dal Corriere della Sera riguardo al proprio futuro politico, in tale occasione ha detto di non avere ancora preso decisioni sul proprio futuro politico, ribadendo le forti critiche sul decreto Sicurezza fortemente voluto dalla Lega di Matteo Salvini e passato anche col voto del M5S.

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La Nugnes ha anche criticato vari punti della Manovra economica, affermando: "Era necessario votarla, ma il prezzo da pagare è stato alto".

Il tutto prima di proseguire con attacchi più generali: "Se il Parlamento continuerà a essere soggetto all’Esecutivo, se continuerà coi decreti, con le fiducie e coi i tempi stretti, io non mi ritroverei più nel Movimento. Vediamo se cambia, ma i primi segnali sono negativi (...) La riforma della Costituzione e l’abolizione del vincolo di mandato, che è fascismo, non c’era nel nostro programma (...) Il programma elettorale è più importante del contratto di Governo".

Ma in particolare la senatrice pentastellata si è soffermata sul tema della possibile riforma delle Autonomie locali, affermando: "Noi abbiamo preso i voti al Sud e a sinistra. Poi li abbiamo messi nel cassetto. Il crollo dal 32% al 25% nei sondaggi è il risultato (...) Il ministro leghista Giorgetti ha detto che se non passa questa norma entro metà febbraio, cade il governo. Io dico che se passa la riforma delle autonomie, cade il Paese (...) Credo che sia meglio che cada il governo, piuttosto che l’Italia (...) Siamo in molti nei 5 Stelle a pensarla così.

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Le autonomie sono un rischio troppo grande che non ci possiamo permettere. Ci sono molti meridionali eletti tra di noi".

La sua accusa è che la parte settentrionale del Paese voglia in qualche modo "liberarsi" del Mezzogiorno. La tesi della Nugnes è che, dopo aver fatto investimenti al Nord per mezzo secolo sfruttando invece la ricchezza del sud, ora ci si voglia in qualche modo "sbarazzare" delle regioni meridionali, lasciando loro poco più di un'elemosina. Opinioni che sicuramente faranno discutere.

Insomma, se le parole della senatrice Nugnes, in particolare riguardo al fatto che sarebbero molti i parlamentari del M5S a vedere come il fumo negli occhi una possibile riforma delle Autonomie, quest'ultimo tema potrebbe diventare una vera e propria "gatta da pelare" per la tenuta del Governo giallo-verde nei primi mesi del 2019, che peraltro accompagneranno alle elezioni europee di fine maggio. Le quali saranno un banco di prova fondamentale per entrambe le forze politiche di maggioranza.