Intervistata dall'agenzia di stampa nazionale Adnkronos, la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, si è voluta soffermare sulle ultime dichiarazioni del vicepremier Di Maio riguardo le modalità attraverso cui verrà erogato il reddito di cittadinanza. E lo ha fatto prendendole in esame e criticandole. Per l'avvocato e costituzionalista bolognese, figlia del giurista Giorgio Bernini, nell'arco di 24 ore il capo del M5S Di Maio sul reddito avrebbe cambiato versione più di qualche volta.

Bernini: 'Sul reddito Di Maio cambia sempre versione'

Infatti inizialmente, secondo la Bernini, egli promise che il reddito di cittadinanza sarebbe stato elargito soltanto agli italiani. Adesso si è nuovamente smentito raccontando che sarà dato anche ai lungo soggiornanti che hanno dato un grande contributo all'Italia. Per la senatrice forzista, Di Maio si starebbe inventando una categoria al giorno al fine di tener celata la verità, a noi ancora sconosciuta.

'Di Maio la smetta di fare propaganda sulla pelle dei cittadini'

La docente universitaria Anna Maria Bernini ha invitato il vicepremier Di Maio a smetterla una volta per tutte di fare becera propaganda elettorale sulle vita dei cittadini, specie sulla pelle dei più poveri.

Secondo lei, è giunto il momento che Di Maio cominci a raccontare la verità, ossia che prima e dopo la campagna elettorale il Movimento 5 Stelle avrebbe fatto promesse troppo costose e inevitabilmente insostenibili. Secondo l'ex ministro delle politiche europee, infatti il reddito di cittadinanza non sarà di 780 euro al mese, come era stato previsto inizialmente.

Ma di poche centinaia di euro per ognuno dei beneficiari che comunque rappresentano una spesa enorme per le casse dello Stato.

'Le risorse dovevano essere usate per abbassare le tasse e creare lavoro'

Per la senatrice Bernini, trattasi di uno spreco di miliardi di euro abnorme che potevano essere utilizzati diversamente. Soprattutto per creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità di crescita per il Paese.

Per esempio, attraverso una consistente riduzione della pressione fiscale sul lavoro, sulle famiglie e sulle imprese. Soltanto applicando l’equazione liberale del benessere, come più volte sottolineato dallo stesso Berlusconi, si creerebbero più consumi, più posti di lavoro e una crescita sostanziale della produzione industriale.