Palazzo Montecitorio. È caos al Parlamento Italiano per la proposta di legge sulla castrazione chimica, inflitta in caso di violenza sulle donne, e suggerita dalla Lega. La castrazione chimica è un trattamento farmacologico non definitivo (a base di ormoni) che riduce la libido ma con vari effetti collaterali e possibile irreversibilità. Il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno è colei che, insieme a Matteo Salvini, ha presentato alla Camera l'emendamento per introdurre l'opportunità di combattere la violenza di genere in maniera "alternativa".

Tanti sono stati i pareri contrari tra i Cinque Stelle, come ad esempio quello della deputata Veronica Giannone e del Ministro della salute Giulia Grillo. Il principale motivo di disaccordo sta nel fatto che questa "soluzione" sarebbe applicabile solo nei casi in cui sia prevista la condizionale (si intende solo per reati minori), andando a penalizzare solamente chi, ad esempio, molesta verbalmente una donna per strada e non chi commette stupri o violenze.

Il reato di revenge porn: forti discussioni in Aula

Un'altro tema che è stato trattato giovedì 28 marzo 2019 in Aula è quello sull'approvazione del reato di revenge porn da inserire all'interno del cosiddetto ddl "Codice Rosso", ottenendo 14 voti contrari da Lega e Movimento 5 Stelle. Il revenge porn consiste nella condivisione pubblica di immagini e/o video intimi senza il consenso di tutti i protagonisti coinvolti; in alcuni casi si tratta di materiale ottenuto con il consenso della vittima, in altri casi senza che essa ne sia a conoscenza.

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Politica

Solitamente questa "pratica" viene utilizzata per vendetta nei confronti di un ex fidanzata/o o, in altri casi, per puro scopo di lucro attraverso la diffusione nell'ambito della pornografia.

Il presidente della Camera Roberto Fico, in seguito al caos scoppiato in Aula, ha deciso di sospendere la seduta e rinviare a martedì prossimo la discussione riguardante il disegno di legge sul "Codice rosso".

Facciamo chiarezza sul 'Codice rosso'

Il ddl "Codice rosso", voluto dal Ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e dal Guardasigilli Alfonso Bonafede, dovrebbe servire in caso di indagini contro la violenza sulle donne per poter intervenire in maniera più rapida. Il procedimento consiste nel fatto che la Polizia giudiziaria dovrà comunicare subito il caso di violenza e/o maltrattamenti direttamente al Pubblico ministero, mentre quest'ultimo dovrà procedere col sentire la vittima entro tre giorni da tale denuncia.

Altre due importanti modifiche introdotte con tale provvedimento sono innanzitutto la priorità per il Pm sulle indagini per i casi di violenza ed inoltre l'obbligo di corsi specifici per le forze dell'ordine (a partire dall'anno successivo dell'entrata in vigore della legge) atti a preparare al meglio il personale esposto a tali situazioni e anche a fornire un approccio più adeguato con le vittime della violenza di genere.

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