All’indomani delle elezioni europee i risultati sembrano ormai cristallizzati. Matteo Salvini, insieme alla sua Lega, è il vero e unico trionfatore di questa tornata elettorale. Il M5S, invece, ha subito la batosta peggiore della sua pur breve storia, mentre il Pd di Nicola Zingaretti, liberatosi finalmente dalle grinfie del renzismo, recupera qualche punto percentuale rispetto al crollo di un anno fa, ma ha comunque la necessità di trovare alleati, visto che alla sua sinistra c’è praticamente il deserto.

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Male Forza Italia, anche se gli osservatori si aspettavano la scomparsa del partito di Silvio Berlusconi, il quale ha salvato nuovamente la ‘baracca azzurra’ negli ultimi giorni di campagna elettorale. Bene, infine, Giorgia Meloni, che spera sempre in un governo sovranista con l’alleato naturale leghista. In questo quadro, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio propone la sua analisi, convinto che Pd e M5S debbano giocoforza aprire un dialogo tra loro se vogliono davvero contrastare l’ascesa del ‘capitano’ leghista che al momento sembra irrefrenabile.

L’editoriale di Marco Travaglio: ‘Un polo c’è, e l’altro?’

La tesi centrale di Marco Travaglio in merito ai risultati delle elezioni Europee è che il polo di centrodestra sia vivo e vegeto, anche senza l’apporto del politicamente morente Silvio Berlusconi. Matteo Salvini e Giorgia Meloni potrebbero infatti dare vita a un nuovo polo sovranista, soprattutto per merito del leader leghista che, scrive Travaglio, “è il vincitore delle Europee in Italia, anche più della sua camerata Marine Le Pen in Francia”.

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Il direttore del Fatto è convinto che Salvini, in uno stato di grazia mediatico, non abbia nemmeno pagato nelle urne i “numerosi errori commessi in campagna elettorale”, come ad esempio la “demenziale campagna contro la cannabis legale”. Ora, di fronte al leader leghista si presentano due opzioni: o “andare all’incasso rovesciando il governo per votare subito”, oppure far “pesare la sua primazia sull’alleato M5S” uscito “fortemente indebolito” dalle urne.

Per Travaglio, comunque, il governo Conte al momento non avrebbe “alternative”, a meno che Salvini non faccia saltare il banco e decida di presentarsi in ticket con la Meloni.

‘Se Pd vuole contare qualcosa deve dialogare con il M5S’

Passando ad analizzare la seconda e la terza forza politica italiane, Marco Travaglio parte dai grandi sconfitti del M5S che, con appena il 17%, hanno toccato il loro “minimo storico”. Un Movimento “in picchiata” che ha subito anche l’onta del “sorpasso” del Pd.

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Partito di Nicola Zingaretti che, secondo l’opinione del direttore del Fatto, torna ad essere il vero ago della bilancia della politica italiana. A patto però che, scrive, “ora che guadagna voti e si conferma secondo partito, vorrà contare qualcosa dialogando con l’unica forza non salviniana di peso: cioè i 5Stelle”. Insomma, è inutile che al Nazareno festeggino quella che non viene considerata una vittoria, visto che, secondo Travaglio, era logico che il Pd dovesse recuperare almeno quei voti persi per colpa di Matteo Renzi.

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L’unica soluzione è staccare Luigi Di Maio e i suoi da Salvini. Dunque, si chiede polemicamente il giornalista, “che si può fare per risparmiare all’Italia un governo Salvini-B.-Meloni? Non ci vuole uno scienziato per scoprirlo”.

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