“Carola è libera, non è stato convalidato alcun arresto, se vuole può tornare in Germania”. Con queste parole Alessandro Gamberini, uno dei legali italiani di Carola Rackete, ha commentato di fronte ai giornalisti il risultato dell’interrogatorio tenuto oggi, 18 luglio, presso il tribunale di Agrigento. La capitana della Sea Watch è stata sentita dal procuratore aggiunto della città siciliana, Salvatore Vella, coadiuvato dai sostituti procuratori Alessandra Russo e Cecilia Baravelli.

Le accuse a suo carico sono quelle di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e resistenza a nave da guerra. Carola non è stata dunque interrogata dal procuratore capo Luigi Patronaggio il quale, però, proprio il giorno prima, il 17 luglio, aveva depositato, insieme alla pm Gloria Andreoli, un ricorso in Corte di Cassazione al fine di annullare l’ordinanza del gip Alessandra Vella con cui non era stato convalidato l’arresto iniziale della capitana della Sea Watch compiuto dalla GdF.

L’interrogatorio di Carola Rackete: ‘Contenta di aver potuto spiegare i dettagli del salvataggio’

È durato circa quattro ore l’interrogatorio di Carola Rackete, tenutosi presso il tribunale di Agrigento. All’uscita dal Palazzo di Giustizia, ad attendere la capitana della Sea Watch e i suoi due avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, c’era un vero e proprio plotone di giornalisti armati di telecamere e microfoni.

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La Rackete, però, ha rilasciato solo alcune brevi dichiarazioni dicendosi “molto contenta” di aver potuto spiegare nei dettagli quanto secondo lei accaduto durante le operazioni di “salvataggio” di migranti nel porto di Lampedusa il 12 giugno scorso. Insomma, Carola si auto assolve invocando insieme ai suoi legali lo “stato di necessità”. Su Salvini, invece, dice di non pensare “niente”. Mentre l’avvocato Gamberini, dopo aver ricordato che la sua assistita è al momento una persona libera, ha alzato la voce per ricordare di aver già sporto querela contro le “intimidazioni gravissime e le parole di odio diffuse irresponsabilmente da chi ha responsabilità di governo”.

La Procura di Agrigento: la capitana della Sea Watch ‘andava arrestata’

Ma è proprio la questione dello “stato di necessità” ad essere stata messa in discussione dalla stessa procura di Agrigento prima che si svolgesse l’interrogatorio di oggi. Poche ora prima che Carola Rackete si recasse al tribunale agrigentino, infatti, il procuratore capo in persona, Luigi Patronaggio, insieme alla pm Andreoli, aveva deciso di ricorrere in Cassazione contro la decisione della collega Alessandra Vella che aveva immediatamente revocato gli arresti domiciliari previsti per la capitana della Sea Watch.

La tesi di Patronaggio e dei suoi collaboratori è che l’equipaggio della nave Ong non avesse nessun “dovere” di forzare il blocco delle autorità italiane su Lampedusa perché, si legge nel ricorso, “i migranti erano al sicuro nella rada con la massima assistenza delle autorità che avevano anche disposto alcuni sbarchi per motivi sanitari”. Insomma, per questi motivi la procura agrigentina resta convinta che la Rackete andasse “arrestata”.

L’invocato “stato di necessità”, infatti, avrebbe potuto sussistere “al momento del salvataggio”, non certo nel momento in cui l’attivista tedesca ha speronato la motovedetta della Gdf.

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