Il Movimento 5 Stelle è numericamente predominante in Parlamento e adesso che la crisi di governo è entrata nel vivo, con il Capo dello Stato che giovedì ha completato il primo giro di consultazioni per costituire un esecutivo senza passare dalle urne, sembra che tutti strizzino l'occhio a Di Maio e soci.

Dopo il summit di ieri tra Pd e Movimento 5 Stelle i commenti appaiono diversi. Dal Pd si parla di incontro positivo, con alcune cose da rivedere ma niente di insormontabile.

Diverse sono invece le dichiarazioni grilline: Di Maio ha parlato di un Pd che già litiga, riferendosi ad una querelle tra Renzi e Zingaretti e a un audio di Renzi che accusa Gentiloni (e di sponda Zingaretti) di non volere l'accordo.

Resta il fatto che tra Pd e M5S i punti di squilibrio sono molteplici e intanto avanza tra le opzioni un nuovo possibile accordo Lega-Movimento 5 Stelle con un nuovo Premier, magari di espressione grillina.

'I parlamentari vanno ridotti'

"Se si vuole collaborare col Movimento 5 Stelle la prima ed ineluttabile cosa è la riduzione del numero dei parlamentari", lo ha detto Di Maio all'uscita dal summit di ieri col Pd. Questo è il primo scoglio ad un eventuale governo giallo-rosso.

Infatti tra i tre punti che Zingaretti ha messo alle consultazioni come condizioni per un ingresso del Pd in maggioranza c'era proprio lo stop ad andare avanti con quel progetto di riduzione dei parlamentari su cui Di Maio non ammette sconti.

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Politiche estere e problema migranti

Un altro ostacolo ad un accordo tra Dem e Pentastellati è senza dubbio la politica estera. Il Pd è notoriamente pro Europa e pro Nato: secondo esso l'Italia deve avere un comportamento leale con Bruxelles, "senza gli scontri che col governo Conte sono saliti esponenzialmente", lo ha ribadito pure Zingaretti giovedì.

Il Movimento 5 Stelle invece è da sempre euroscettico, anche se non ai livelli della Lega.

Inoltre va sottolineata la recente "simpatia" con Putin o il ruolo predominante negli accordi con la Cina sua cosiddetta "Via della seta". Tutto si può dire del Movimento 5 Stelle tranne che adotti posizioni per così dire "atlantiche".

Sui migranti si va su un altro territorio minato. Il Pd escludendo una breve fase con il governo Gentiloni e con il Ministro Minniti, ha avuto e continua ad avere una posizione di sostegno alle ONG ed al loro operato nel Mediterraneo.

Il Movimento 5 Stelle invece sembra essersi spostato sempre più a destra: basti pensare al voto favorevole dei pentastellati ai due decreti sicurezza di cui è stato fermo sostenitore il Ministro dell'Interno Salvini. Inoltre vanno ricordate frasi come "le ONG sono i taxi dei migranti", che Di Maio ha ripetuto piu volte, oppure le polemiche di Toninelli contro la nave Open Arms.

Una delle condizioni messe sul tavolo dal Pd sarebbe la cancellazione totale e immediata di entrambi i decreti sicurezza, il che rappresenterebbe un elemento netto di discontinuità col governo Conte, ma segnerebbe una sconfitta politica del Movimento 5 Stelle che li ha avallati.

Jobs Act e opere pubbliche

La crisi di governo, che sicuramente covava da tempo, è esplosa il giorno delle votazioni sulle mozioni relative alla Tav. L'alta velocità Torino-Lione è senza dubbio un elemento che distanza i due schieramenti che adesso cercano la sintesi. Piu che la Tav, sono tutte le opere pubbliche a rappresentare un ostacolo all'accordo, col Pd a favore di molte di esse e il M5S che continua ad essere contrario per via del rapporto costi-benefici. Sul voto per la Tav, la mozione a sfavore dell'opera dei grillini fu bocciata anche dal Pd (con Lega, FI e FdI). Per contro, la mozione pro Tav del Pd ricevette il voto sfavorevole dal M5S.

Distanze siderali ci sono anche in materia lavoro: Renzi fu duramente attaccato da Di Maio e soci proprio sul Jobs Act e sul fatto che tale provvedimento metteva mano all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Critiche grilline che fanno il paio con quelle più recenti piddine al decreto dignità voluto da Di Maio.

La Lega per un governo giallo-verde bis

Ecco perché oggi circola con insistenza una "pazza idea", quella che vuole tra le vie possibili di risoluzione della crisi un nuovo ammiccamento tra M5S e Lega. Anche l'altro "frontman" dei pentastellati, Alessandro Di Battista, ha appreso con favore la nuova apertura della Lega ad un ritorno di fiamma tra le due formazioni che hanno governato per 14 mesi.

Salvini ha detto di non provare rancore per come è terminato il governo Conte e che tornare insieme con un nuovo Premier sarebbe fattibile. Di Battista ha sottolineato come questa opzione, con un Presidente del Consiglio di espressione pentastellata sarebbe intrigante. Dalla Lega l'apertura appare totale, anche perché Giorgetti, uno della vecchia guardia del Carroccio, sui 10 punti programmatici elencati da Di Maio come priorità del prossimo esecutivo, ha detto che sono tutti temi già presenti nel vecchio contratto tra Lega e M5S del governo appena caduto.

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