Luigi Di Maio sarebbe stato disposto a tutto, persino ad andare subito alle elezioni, pur di non cedere di un millimetro nella trattativa tra M5S e Pd per la formazione del governo Conte Due. A convincerlo ad optare per più miti consigli fu il “fuoco amico” proveniente da alcuni parlamentari pentastellati, soprattutto di area prossima a Roberto Fico, ma anche dall’esterno: gli articoli del direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ad esempio.

Lo stesso Travaglio, poi, avrebbe chiamato direttamente il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, per supplicarlo di intervenire su Di Maio per favorire l’intesa con i dem. Nessuna di queste notizie è però al momento confermata ufficialmente, dato che si tratta di indiscrezioni riportate sul quotidiano Il Tempo dal giornalista Franco Bechis.

L’editoriale di Franco Bechis su Il Tempo: ‘Hanno sparato su Di Maio quando aveva in pugno il Pd’

Sono stati Travaglio, Grillo e Fico a favorire la “calata di braghe” del M5S di fronte al Pd nella trattativa che ha portato alla formazione del governo Conte Due.

O, almeno, è questa la tesi esposta da Franco Bechis su Il Tempo. Il giornalista è convinto che il capo politico pentastellato, Luigi Di Maio, avesse in pugno i dem di Nicola Zingaretti, perché dalle parti del Nazareno avrebbero accettato qualsiasi condizione pur di rimettere piede a Palazzo Chigi. Dimostrazione della subalternità del Pd al M5S sarebbe stata, secondo Bechis, la blanda opposizione al nome di Giuseppe Conte come Premier, durata solo lo spazio di una nottata.

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M5S Pd

Ecco perché Di Maio avrebbe deciso di “alzare la posta” durante i primi giorni di trattativa, minacciando elezioni e chiedendo posti di rilievo nel nuovo esecutivo.

‘Sicuramente Marco Travaglio chiama Beppe Grillo’

Ma il Pd, prosegue nel suo racconto Bechis, decise comunque di rischiare, pretendendo Ministeri di peso in cambio del via libera a Conte. Di Maio a quel punto minacciò seriamente di far saltare il tavolo.

Ed ecco da quel momento dirigersi nei suoi confronti un incessante “fuoco amico”, fatto soprattutto di articoli di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, oppure di dichiarazioni dei “fedelissimi di Roberto Fico”. Ma anche altri parlamentari pentastellati avrebbero iniziato a tramare nell’ombra, timorosi di perdere il loro seggio in Parlamento. “Spari alla schiena” contro Di Maio dunque, commenta Bechis.

Una “follia che culmina in un vero e proprio colpo di cannone”: quello sparato da Beppe Grillo per zittire Di Maio e convincerlo ad ingoiare il rospo del governo col Pd. Ma chi avrebbe aizzato il fondatore del Movimento contro il suo capo politico? “Sicuramente Travaglio chiama Beppe Grillo - questa la risposta secca di Bechis - e fa pressing perché intervenga a fermare il gioco al rialzo di Di Maio e consegni le redini della trattativa al premier Conte”.

Ecco spiegato, dunque, l’improvviso “passo di lato” del Ministro degli Esteri, che viene comunque difeso dall’autore del retroscena il quale invita ironicamente i grillini a scegliersi Travaglio come capo politico.

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