Donald Trump è il terzo presidente nella storia degli Stati Uniti a finire sotto impeachment. La Camera, infatti, il 18 dicembre ha votato a favore dei capi d'accusa mossi nei confronti del leader della Casa Bianca, legati all'inchiesta giudiziaria sul cosiddetto "Ucraina-gate".

Il tycoon di New York è accusato di aver provato ad esercitare delle pressioni sul presidente dell'Ucraina Zelensky, affinché aprisse un'indagine per ledere l'immagine di Joe Biden, esponente del partito democratico candidato alle presidenziali del 2020.

All'inizio di gennaio si dovrebbe tenere il processo al Senato che potrebbe addirittura costare la Casa Bianca al leader repubblicano.

Il dibattito alla Camera

I rappresentanti della Camera hanno dibattuto su due capi d'accusa. Il primo articolo riguardava presunti abusi di potere da parte di Trump nei confronti del governo e dei contribuenti, mentre il secondo si basava su ostruzionismo verso le istituzioni durante le indagini sull'Ucraina.

I repubblicani hanno affermato che i democratici stanno cercando solo una scusa per mettere nel mirino Donald Trump, mentre i dem hanno definito necessario il provvedimento, vista la condotta tenuta dal presidente americano sulla vicenda che ha riguardato l'Ucraina.

L'esito del voto

Le votazioni si sono tenute dalle ore 2:00 alle ore 2:50 e si sono suddivise per due capi d’imputazione: articolo 1, "abuso di potere", ha visto gli esponenti della Camera esprimersi con 230 voti favorevoli e 197 contrari. In questo caso si ritiene che il presidente Donald Trump abbia fatto ricorso alla sua posizione privilegiata per ottenere degli interessi personali. La votazione sull'articolo 2, "ostruzione alle indagini del Congresso", è terminata con 229 voti favorevoli e 198 contrari.

L'inquilino della Casa Bianca è accusato di aver tentato di bloccare l'inchiesta sulla sua presunta cattiva condotta.

Dunque, i due articoli sono stati approvati dalla Camera, e ciò vuol dire che formalmente Trump è sotto accusa. In questo momento non è prevista alcuna rimozione dalla sua carica, giacché sarà il Senato a prendere una decisione in tal senso.

Per la rimozione del presidente serve al Senato la maggioranza dei due terzi

Un presidente sotto impeachment può continuare a svolgere le sue funzioni, mentre il Senato è chiamato ad istituire il processo durante il quale verrà stabilito se andrà rimosso o meno dall'incarico. Nei due precedenti, Bill Clinton ed Andrew Johnson sono stati assolti.

I senatori devono esprimere un voto pubblico, e i due terzi dei presenti devono raggiungere l'accordo sul condannare o meno il presidente imputato per rimuoverlo dalle sue funzioni. Tuttavia, la Costituzione non indica le modalità con cui si deve tenere il processo (ad esempio la durata e quali prove o testimoni ammettere) che rimangono a discrezione dei senatori stessi che hanno il ruolo di giurati.

L'ultimo caso di impeachment che ha riguardato Bill Clinton, è stato considerato come un buon esempio di cooperazione bipartisan, con i democratici che hanno collaborato con i repubblicani per rendere equo l'intero procedimento.

Il processo dovrebbe tenersi nei primi di gennaio

Dopo il voto, la speaker della Camera Nancy Pelosi ha dichiarato di voler attendere ancora un po' prima di inviare al Senato i documenti necessari all'inizio del processo, almeno fino a quando non avrà le dovute garanzie di un procedimento equo con la presenza di testimoni.

Dunque, al momento non ci si può sbilanciare sui tempi, ma se tutto dovesse procedere senza intoppi, ciò potrebbe avvenire già a partire dal mese di gennaio.

Trump: la condanna al momento è improbabile

In questa fase, sembra piuttosto improbabile che arrivi una condanna per Donald Trump. Infatti, il fronte repubblicano si è dimostrato piuttosto compatto, esprimendosi all'unanimità contro entrambi i capi d'accusa. Inoltre, anche al di fuori del Parlamento e delle aule giudiziarie, sembra che la popolarità dell'imprenditore di New York verso il suo elettorato sia ancora forte. Dunque, si ritiene piuttosto difficile che al momento della votazione decisiva possa arrivare una defezione di massa da parte dei senatori repubblicani.

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