Gianluigi Paragone non si rassegna all'idea di essere stato espulso dal Movimento Cinque Stelle. Ne ha spiegato le ragioni a Striscia La Notizia ai microfoni di Valerio Staffelli che lo ha raggiunto per consegnargli il celebre "tapiro d'oro". Tuttavia, il senatore ha colto l'occasione per spiegare il suo punto di vista. Ha sottolineato l'inopportunità del suo allontanamento dal partito. Ha ricordato come siano gli altri, al momento, ad aver tradito il mandato dato dall'elettorato. E non sono mancate le frecciate rivolte a Luigi Di Maio.

Non a caso il senatore ha parlato di "codice Pomigliano d'Arco" in relazione alle norme applicate all'interno del partito, con riferimento alla città d'origine del capo politico grillino.

Per Paragone nel M5S c'è 'codice Pomigliano d'Arco'

Gianluigi Paragone ha preso le distanze dal Movimento Cinque Stelle in più circostanze. Non ha votato la fiducia al governo con il Pd e, soprattutto, ha votato contro la Manovra finanziaria. Questo l'ha portato all'espulsione dopo valutazione della sua condotta.

"Purtroppo - sottolinea - per Luigi Di Maio sono dalla parte della ragione. Non ha neanche il coraggio di mettere sulla Rete la mia cacciata".

Riguardo alle norme vigenti nel M5S è duro: "Continuano in maniera arbitraria a tentare l'applicazione del codice Pomigliano d'Arco. In primo grado c'è la Dadone che è Ministro, poi io faccio appello al Collegio dei garanti e ho dentro due membri del governo su tre.

I serial killer hanno diritto ad avere un giudice terzo, io no". In sostanza Paragone vuole fare emergere il conflitto d'interessi tra chi deve giudicarlo all'interno del movimento, considerato che non ha votato la fiducia all'esecutivo ed è è andato contro la Legge di Bilancio.

Paragone vuole ricorrere alla giustizia ordinaria

Nel Movimento Cinque Stelle si respira un certo clima di agitazione. Tra chi è uscito e chi conta di farlo ci si interroga sul ruolo del leader pentastellato.

"Di Maio - sottolinea paragone - ha deciso di cacciarmi. Ancora oggi è il capo politico, solo perché ce l'ha scritto sul biglietto da visita"

Ed è chiaro rispetto a ciò che potrà accadere nel momento in cui si rivolgerà alla giustizia ordinaria: "Succederà che il giudice mi darà ragione ed il Ministro della Giustizia mi darà, allo stesso modo, ragione, perché il codice Pomigliano d'Arco non esiste".

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Dovesse concretizzarsi la prospettiva descritta, potrebbe mettersi male per il leader del M5s. "Mi devono - ha sottolineato - reintegrare e, a quel punto, Luigi Di Maio può anche tranquillamente dimettersi da capo politico".

Proprio nei confronti di Di Maio Paragone ha un messaggio abbastanza duro: "Se vuole applicare le regole dell'onestà, si legga il programma. Forse non se le ricorda così bene".

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