Il caso Silvia Romano continua a tenere banco nelle cronache dei giornali e nel dibattito tra gli esponenti della Politica italiana. A far discutere non è tanto la sua liberazione e il ritorno a casa dopo aver riabbracciato i familiari. Tutti gli occhi sono infatti puntati sull'abito da lei indossato al momento dello sbarco all'aeroporto di Ciampino e sulla sua dichiarata conversione all'Islam.

Il problema è che la tunica sfoggiata da Silvia Romano è considerata simbolo di un islam radicale, quello rappresentato nel Corno d'Africa dall'organizzazione terroristica fondamentalista Al Shabaab, la stessa che ha rapito la ragazza.

A questo proposito, il quotidiano Repubblica riesce ad intervistare un certo Ali Dehere, indicato come portavoce di Al Shabaab, il quale conferma che i soldi pagati come riscatto di Silvia saranno utilizzati per finanziare la jihad.

L'abito di Silvia Romano diventa oggetto di critiche

Sono due giorni ormai, da quando Silvia Romano è tornata in Italia avvolta in una anonima tunica verde, che sui media e nel mondo della politica non si parla d'altro. Le critiche anche feroci contro la conversione all'Islam della giovane cooperante, dimostrata dall'abito simbolo del fondamentalismo islamico, sono giunte soprattutto da destra.

Oltre alle proteste dei leader sovranisti Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a colpire sono state soprattutto le stilettate di Vittorio Sgarbi, Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti.

Il primo chiede senza mezzi termini di arrestare Silvia Romano per concorso esterno in organizzazione terroristica. Il secondo vuole sapere a quanto ammonta l'entità del riscatto, mentre il terzo si lancia in un ardito paragone tra Silvia vestita da islamica e un prigioniero dei campi di concentramento vestito orgogliosamente da nazista al momento della liberazione.

L'intervista di Repubblica a uno dei rapitori di Silvia Romano

A rinfocolare le polemiche sovraniste ci pensa ora anche un quotidiano di area completamente opposta. Si tratta di Repubblica che, tramite il suo cronista Pietro Del Re, e grazie ad un politico di Mogadiscio, riesce ad intervistare telefonicamente Ali Dehere, descritto come sedicente portavoce di Al Shabaab, l'organizzazione terroristica protagonista del sequestro di Silvia Romano.

"I soldi del riscatto di Silvia per finanziare la jihad", titola il giornale progressista virgolettando le parole di Dehere. Soldi che, precisa l'uomo, serviranno anche ad acquistare armi.

'Noi di Al Shabaab nutriamo grande rispetto per le donne'

"E perché mai avremmo dovuto maltrattarla?", risponde quasi indignato il portavoce di Al Shabaab ad una domanda sulle condizioni in cui è stata tenuta in prigionia per un anno e mezzo Silvia Romano. "Per noi rappresenta una preziosa merce di scambio", prosegue poi a raccontare la sua versione dei fatti Ali Dehere.

Il presunto terrorista sottolinea anche che Silvia è una "donna" e aggiunge: "Noi di Al Shabaab nutriamo un grande rispetto per le donne".

Per quanto riguarda la conversione di Silvia all'Islam, infine, afferma che "lo ha scelto" di propria volontà.

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