Alessandro Sallusti, nel suo consueto editoriale su Il Giornale, critica apertamente Marco Travaglio. Nell'edizione dell'1 giugno il direttore firma un articolo in il cui titolo risulta piuttosto chiaro rispetto ai concetti espressi: "Travaglio, il nuovo Emilio Fede di Conte". Sallusti sottolinea nell'editoriale come, a suo dire, il suo omologo de Il Fatto Quotidiano abbia cambiato fronte, passando dal giustizialismo al lato opposto. Il riferimento va al poco gradimento verso l'uscita della pm di Bergamo Maria Cristina Rota in relazione all'operato del governo. In ballo ci sono presunte responsabilità che la procura di Bergamo potrebbe addebitare a Giuseppe Conte relativamente alla mancata determinazione della zona rossa in Val Seriana durante la fase iniziale dell'emergenza sanitaria in Lombardia nei primi giorni di marzo.

Sallusti parla di un Travaglio allineato a Conte

Sallusti mette in evidenza una frase tratta da un pezzo di Marco Travaglio, in cui c'è un passaggio che lo colpisce particolarmente. Quello in cui si parla polemicamente di un magistrato che, su un'inchiesta appena avviata, avrebbe emesso una sentenza "sballata e in diretta tv". Sallusti rassicura i suoi lettori sul fatto che questa posizione critica verso le procure non l'ha scritta lui che lo sostiene da sempre e neanche Silvio Berlusconi. Il direttore de Il Giornale sostiene che Travaglio sarebbe "passato dalla parte di chi ritiene che le parole dei magistrati varrebbero 'zero' fino a sentenza definitiva".

Sallusti cita una nota espressione di Fede

A parere di Sallusti, però, non ci sarebbe da festeggiare, perché a suo avviso dietro questo comportamento ci sarebbe un 'trucco'. Secondo, infatti, quanto lascia intendere il giornalista dietro il presunto cambio di posizione di Travaglio ci sarebbe una precisa chiave di lettura.

Il fatto in oggetto è, infatti, l'inchiesta aperta dal pm di Bergamo Rota che addebita la mancata istituzione della zona rossa al governo presieduto da Conte e non alla regione Lombardia governata da Attilio Fontana. Secondo Sallusti, Travaglio non avrebbe gradito il fatto che un magistrato avrebbe parlato 'malino' di Giuseppe Conte.

Non a caso la paragona a "un buon cane da guardia che azzanna non il potente ma chi osa avvicinarsi al protetto di turno". "A differenza del grande Emilio - scrive Sallusti - Travaglio non dirà mai 'Che figura di m...'". Al di là, però, della notazione polemica sul cambio d'opinione sul giustizialismo di cui lo accusa, Sallusti manifesta l'intenzione di essere al fianco di Travaglio a difesa di Conte, poiché a suo dire "le decisioni politiche devono essere giudicate solo dagli elettori e non dai magistrati".

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