Gli Stati generali dell’economia si sono aperti a Roma sabato 13 giugno. L’appuntamento, organizzato e fortemente voluto dal governo guidato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si svolge nello scenario storico di Villa Pamphilj. Ospiti della prima giornata dei lavori, che si protrarranno fino alla fine della prossima settimana, sono stati tutti i vertici delle istituzioni europee, con in testa Commissione e Banca centrale, ma anche il Fondo Monetario Internazionale. Il premier Conte, nel suo discorso inaugurale, ha utilizzato parole di ottimismo sul futuro dell’Italia. Ma, subito prima dell’inizio degli Stati generali, il giornalista Bruno Vespa ha voluto avvertirlo che "rischia grosso", persino di finire "ghigliottinato" come Luigi XVI.

Stati generali, il paragone di Vespa tra Conte e Luigi XVI

Nella immediata vigilia dell’avvio degli Stati generali dell’economia, Bruno Vespa decide di pubblicare un fondo su quotidiano.net, testata con cui collabora, per manifestare il suo punto di vista circa la serie di dibattiti organizzati dal governo Conte. Vespa si chiede subito ironicamente perché il premier abbia deciso di scegliere proprio il nome Stati generali, visto che non sarebbe affatto "benaugurante". Il conduttore di Porta a porta ricorda infatti che il "titolare del brand, Luigi XVI, aprì con essi un percorso che lo portò ad essere ghigliottinato".

‘Conte vuole fare degli Stati generali la consacrazione del suo rilancio’

L’intenzione di Conte, invece, spiega Vespa, sarebbe del tutto contraria.

Il suo scopo sarebbe quello di fare degli Stati generali la “consacrazione del suo rilancio” e di quello dell’Italia dopo la crisi provocata dal coronavirus. Ma la presunta intenzione del premier di liberarsi dalla alleanza che sostiene il suo governo, ritenuta ormai "faticosa", dovrà fare i conti con la "capacità carismatica" di Conte di sapersi imporre sui suoi avversari.

Quindi, chiosa Bruno Vespa, la scelta di "ascoltare tutti" come sta avvenendo con gli Stati generali, è un fatto che contrasta con la necessaria assunzione di responsabilità personale a cui dovrebbe essere chiamato un leader politico.

‘Sondaggi che danno il suo partito al 15% sono condanna a morte’

Bruno Vespa passa poi ad analizzare nel dettaglio le azioni secondo lui necessarie per far ripartire il Paese.

Il giornalista cita il piano preparato dalla task force guidata da Vittorio Colao, lodando l’intenzione di sospendere il codice degli appalti allo scopo di sbloccare i cantieri italiani. Fondamentale anche la "salvaguardia" dal possibile reato di abuso di ufficio per tutti quei funzionari chiamati a firmare documenti per i quali con le regole odierne rischiano di finire a processo. Ma sulle decisioni definitive di Conte pesa secondo Vespa il "coro stonato" formato da Pd e M5s, le forze politiche che lo sostengono in parlamento. Coro diventato "inutilmente assordante" dopo l’avvio degli Stati generali. Insomma, conclude il giornalista, Giuseppe Conte deve sapere che i sondaggi che danno il suo ipotetico partito al 15% sono solo una "condanna a morte" sia per lui che per il suo governo.

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