Andrea Crisanti ha firmato un lungo articolo sul Corriere della Sera in cui ha provveduto ad analizzare la situazione relativa al Coronavirus in Italia. Lo ha fatto soffermandosi sui dati e spiegando quelli che potrebbero essere gli sviluppi della situazione. Il virologo, sulla base dei dati del bollettino di questa fase e di qualche mese fa, ha spiegato il modo in cui sono cambiate le cose.

Coronavirus: bollettino uguale tra il 9 marzo e questa fase? Crisanti spiega perché

Il primo numero da cui parte è quello relativo al numero dei casi accertati prima che venisse disposto il lockdown lo scorso 9 marzo: 1492.

Una cifra simile a quella che ogni giorno viene diramata dal bollettino quotidiano del coronavirus in questo periodo. Numeri superiori a quelli di qualche settimana fa, che sono il frutto di una socialità aumentata nelle ultime settimane. A essere contagiati sono soprattutto i giovani senza particolari effetti, ma questo non deve fare dormire sonni tranquilli secondo Crisanti.

Coronavirus: prima gli asintomatici erano fuori dalle indagini

Secondo Crisanti l'abbassamento dell'età media dei contagiati non è l'unica differenza rispetto a marzo. "I reagenti per i tamponi scarseggiavano, i test - specifica - venivano eseguito solo su persone ricoverate in ospedale che versavano in gravi condizioni e molti malati rimanevano a casa senza cure e diagnosi".

"Nessuna traccia - evidenzia - degli asintomatici la cui presenza e contributi alla trasmissione era negata con vigore da a tutte le autorità sanitarie". Basandosi su alcuni dati il virologo arriva ad una conclusione: "I casi di questi giorni sono circa dalle 15 alle 20 volte inferiori a quelli della pandemia".

Ipotesi lockdown resta come estrema ratio

Oggi i dati raccontano anche che i pazienti in terapia intensiva o comunque ricoverati sono diminuiti rispetto a quelli di marzo ed aprile. In parte questo potrebbe anche dipendere dal fatto che gli anziani adottano un comportamento più guardingo. L'Italia, tra l'altro, è in una una posizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi in cui il nuovo avanzamento del virus pare viaggiare a ritmi più sostenuti.

Questo, secondo Crisanti, darà la possibilità di vedere con anticipo ciò che potrebbe accadere qualora i casi aumentassero anche in Italia.

Il ritorno a lavoro a settembre, così come a scuola, le elezioni e l'arrivo delle temperature più basse con necessità di stare in ambienti chiusi rappresenteranno fattori che potrebbero contribuire alla diffusione del virus. Secondo Crisanti l'obiettivo è tenere i casi sotto una certa soglia. "Fondamentale è - ha scritto - tenere l'attuale equilibrio dei numeri il più basso possibile, perché se si raggiunge la soglia rottura con il numero di casi che eccede la risposta del sistema sanitario, l'unica opzione disponibile rimane il lockdown che, vista la situazione economica, rimane una scelta estrema".

La ricetta di Crisanti è chiara. Per evitare di raggiungere la soglia critica bisognerà agire su vari livelli. Usare buon senso, rispettare le regole e identificare in maniera sistematica gli asintomatici facendo quattro volte i tamponi attuali.

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