Elezioni regionali e referendum per il taglio dei parlamentari. L'agenda democratica degli italiani pone un doppio appuntamento con le urne per le giornate del 20 e 21 settembre. L'esercizio della democrazia dovrà, però, fare i conti anche con il protagonista assoluto del 2020: il coronavirus. Recarsi al seggio, dove confluiranno tante persone, è un rischio che si vuole contenere al massimo. La paura, però, potrebbe addirittura compromettere l'affluenza. Lo si evince dalle dichiarazioni rese da Renato Mannheimer a Il Giornale.

Non solo referendum, anche elezioni amministrative

Saggista, sociologo e sondaggista, Mannheimer è uno di che di numeri e di Politica se intende, trattandosi di un argomento che affronta per mestiere.

Molti degli appuntamenti elettorali previsti per il 20 ed il 21 settembre riguardavano rinnovi di governi regionali e amministrazioni comunali che sarebbero dovuti andare alle urne nella scorsa primavera. Le note vicende legate al Covid hanno posticipato l'impegno e seppure oggi la situazione sia meno drammatica di quei mesi di marzo e aprile, molte persone potrebbero non avere la dovuta tranquillità nell'uscire di casa e recarsi ai seggi. "Saranno - spiega Mannheimer - elezioni condizionate dalla paura. La paura che molte persone stanno provando in questo periodo nei confronti del virus. Basta vedere cosa è successo nei cinema". Le sale non sembrano al momento presentare lo stesso livello di affollamento che c'era nei periodi pre-Covid.

"Colpa - evidenzia Mannheimer - di questo clima da paura".

Elezioni: Covid fa ancora paura

Inevitabile dunque proiettare il ragionamento su quanto questo timore possa tenere lontane le persone dalle urne. Secondo Mannheimer occorre distinguere i territori dove si voterà solo per il referendum e le aree dove in ballo ci sono i rinnovi dei governi regionali, così come consigli comunali e posizioni di sindaco per un migliaio di comuni.

"Sicuramente - spiega Mannheimer - in quelle dove si vota per le amministrative potrebbe risultare più alto il voto sul quesito referandario". L'idea di Mannheimer è che la mancanza dello stimolo democratico legato al voto amministrativo potrebbe abbassare l'affluenza dove questo appuntamento non ci sarà.

"Questo quesito referendario - specifica - ha poco appeal". Il riferimento va al fatto che avere un minore numero di parlamentari non sembra appassionare troppo l'elettorato. Quest'ultimo avrebbe avuto probabilmente una maggiore attitudine al voto qualora ad essere sul tavolo ci fossero stati temi più vicini alla popolazione come la salute o il lavoro.

Pensiero espresso adducendo la motivazioni che le questioni legate al taglio dei parlamentari sembrano temi destinati ad animare più i dibattiti politici che a generare il bisogno di esprimersi sul tema da parte dei cittadini. L'altro punto su cui Mannheimer pone il suo accento è quello relativo al fatto che ci potrebbero essere più No nelle regioni in cui non si andrà al voto per gli enti locali.

"I sostenitori del No - spiega - sono più attivi". In sostanza quello che l'esperto vuole lasciar intendere è che quanti sono per il Si avrebbero minore intenzione di recarsi alle urne, a meno che non debbano già andarci per motivi legati ad altre elezioni.

Non bisogna, inoltre, dimenticare che l'Italia ha 40.000 persone che sono costrette all'isolamento. Potenziali elettori che potrebbero mancare all'appello nei dati relativi alle preferenze e all'affluenza. Il dato, però, secondo l'esperto non dovrebbe pesare a fronte dei 46 milioni di elettori. Non a caso definisce la "percentuale troppo bassa e poi possono votare a casa. Anche se escludo che molti di loro la faranno".

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