Novembre è stato il mese degli annunci. Quello di diverse case farmaceutiche che hanno affermato di aver trovato vaccini efficaci contro il Sars-Cov2 e la patologia indotta. In attesa che il loro processo di omologazione arrivi fino alla distribuzione e alla somministrazione, questo è il momento in cui i Paesi cercano di stringere accordi per accaparrarsene un numero di dosi congruo alle proprie esigenze. Secondo Massimo Galli, però, non dovrebbe essere questa la primaria preoccupazione, quantomeno per l'Italia. A spiegare i motivi di questo punto di vista è stato lui stesso, da ospite della trasmissione di La7 L'aria che tira.

Il suo timore riguarda altri aspetti.

L'aria che tira, Galli manifesta preoccupazione per la fase 2 del vaccino

Il direttore delle Malattie Infettive del Sacco di Milano ha scelto di guardare avanti. Esattamente al momento in cui bisognerà mettere la popolazione nelle condizioni di ricevere quello che sarà il vaccino. "Quello che mi preoccupa - ha specificato - non è tanto che l'Italia abbia la sua parte di vaccini anti-Covid, ma mi preoccupa di più la fase 2. Cioè come arrivano i vaccini alle persone".

Galli non allude neanche ad aspetti logistici legati, ad esempio, al trasporto e alla conservazione. Ma semplicemente a quella che sarà l'organizzazione per la distribuzione, sulla base di alcuni appuntamenti, a suo avviso, non rispettati a dovere dai sistemi sanitari su processi analoghi.

Spiega Galli: "La medicina territoriale è stato un grande flop in tutta Italia, in occasione di questa pandemia. In modo particolare nella regione in cui vivo. Del concetto di interventi di prevenzione ci si è dimenticati da bel po' o per lo meno si è molto disinvestito e pochissimo investito".

Vaccino Covid, Galli sembra non fidarsi sulla base di quanto avvenuto

Il focus poi si è spostato sulla questione legata ai vaccini contro l'influenza che, a detta del medico, non sarebbero stati somministrati in dosi adeguate. "Nella stagione 2019-2020, risulta dai dati disponibili, che la copertura vaccinale degli ultra sessantacinquenni in Lombardia era stata del 49%.

Contro il 54%, dato non esaltante, a livello nazionale. Ma più del 60% in Umbria, Campania e Calabria. Se la Lombardia è la regione della grande organizzazione e attenzione a determinati temi, davanti a questi numeri, francamente, uno si fa le domande".

Ha proseguito poi che per rispondere ai quesiti bisogna tenere conto "di quanto sta succedendo ora nell'anno in cui c'era la grande occasione e l'assoluta necessità di dare una grossa spinta all'organizzazione per fare in modo che il 70% delle persone che avrebbe voluto fare il vaccino potesse farlo".

Tuttavia, occorre precisare che il governo per la distribuzione del vaccino anti-Covid potrebbe cambiare le carte in tavola per potenziare la rete di distribuzione che, magari, potrebbe tornare utile per altre vaccinazioni future.

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