C'è un nuovo Dpcm all'orizzonte. Si profila un divieto di asporto per i bar oltre le 18, in maniera tale da evitare quelli che si dice siano aperitivi improvvisati per strada. Una circostanza che diventa lo sfogo quasi fisiologico di tanti giovani che sono reduci da mesi in cui sono stati costretti, per cause di forza maggiore, a inghiottire la limitazione della propria socialità.

Nicola Porro, attraverso i suoi canali, manifesta totale disaccordo contro un'altra norma che, a suo avviso, finisce per far pagare ancora una volta dazio le classi più "verdi" del paese. Tutti quegli under 30 che oggi devono rinunciare alla normalità e che domani, secondo il giornalista, dovranno farsi carico di tutto il debito che l'Italia sta facendo per ovviare a questo momento in cui l'economia è costretta a viaggiare con il freno a mano tirato e occorre ristorare chi deve subire il peso delle restrizioni.

Nuovo dpcm, Porro vede ancora i giorni nel mirino

"La storia di questa malattia - ha evidenziato Nicola Porro - è che muoiono i vecchi. Buono o sbagliato che sia. Noi vogliamo bene ai vecchi e i miei genitori hanno una certa età".

Il conduttore di Quarta Repubblica ha voluto puntualizzare come, ad oggi, si sta scaricando il peso delle morti di tanti anziani sulle nuove generazioni . "Siccome - ha puntualizzato - muoiono i vecchi, chiudono i giovani e gli fanno pagare il prezzo della pensione e del futuro ai giovani. Siccome muoiono i vecchi, dicono ai giovani che è colpa loro".

Il giornalista ha, inoltre, rivelato di essere andato a spulciare i dati ufficiali dell'Istituto Superiore di Sanità relativi alle vittime della Covid. Una ricerca che lo ha portato a estrapolare il dato relativo ai morti da Coronavirus fino al 16 dicembre 2020.

Il dato parla di 63562 decessi. "Volete sapere - ha tuonato porro - quanti sono gli under 29 morti'? 52! Gli altri per il 70% sono sopra i 70 anni. Sotto i 40 190 morti".

"Stiamo - ha proseguito - chiudendo questo paese, chiudiamo i bar e ce la prendiamo con la movida perché ci sono 190 morti under 40. Nel 2018 ci sono stati 3957 morti sotto i 29 anni".

Tuttavia, è noto come il grande problema dei giovani nell'economia della salute collettiva è il loro ruolo di potenziali diffusori del Sars-Cov2. Un punto che Nicola Porro afferma di conoscere bene. "Non sono - ha puntualizzato - così scemo", anticipando quanto ipoteticamente potessero obiettarglielo.

"E allora - ha proposto - facciamo sì che i giovani non escano e non vedono i nonni, non che i giovani non vadano a prendersi l'aperitivo e a scuola".

Porro contro il peso che si lascerà alle nuove generazioni

Rispetto, però, alla possibilità che si finisca per isolare gli anziani e che qualcuno di loro possa non gradire l'ipotesi di vivere gli ultimi anni della propria vita con restrizioni difficili da supportare, Porro mette davanti l'esigenza di tutelare i giovani. "Gli anziani - ha precisato - vivessero come gli pare. Noi stiamo distruggendo una generazione e ce strasbattiamo le pal...".

Lo sguardo è rivolto al futuro. "Non si può - ha tuonato Porro - dare un bacio, non si può uscire, non si può prendere un aperitivo, non si può socializzare. Non li istruiamo. E non solo non li istruiamo, gli facciamo pagare il conto. Tutti i debiti che stiamo facendo per aver chiuso le attività economiche le pagheranno i giovani con le attività del futuro".

Il giornalista ha, inoltre, specificato come questa situazione sia destinata persino a diventare la spiegazione di alcuni comportamenti apparentemente assurdi dei giovani. Da quanti tendono a rifugiarsi nella "caverna" fino a chi, invece, per fare a botte. "Se fossi un ragazzino di diciassette anni - ha ammesso Nicola Porro - sarei furibondo per quello che stanno facendo".

"Non è un reato - ha tuonato Nicola Porro - giocare a calcetto, desiderare di giocare a tennis, fare casino in piazza e uscire con una donna".

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